CFL è cara? È chiusa? Poco innovativa? Anche no!

cartello-vero-falso1Si è appena conclusa la stagione assembleare, che fra aprile e maggio ha visto lo svolgimento di 6 assemblee parziali e dell’assemblea generale.
Quale CFL esce da queste assemblee? Innanzitutto una Cooperativa che tira un sospiro di sollievo e guarda al futuro con moderato ottimismo, dopo un periodo molto difficile. Una Cooperativa col fatturato che “tiene”, rispetto ai livelli dell’anno scorso, ma che fatica a portare i suoi soci in assemblea, se è vero che solo il 3% circa dei soci ha ritenuto di “investire” un paio di ore del suo tempo per discutere della CFL di oggi e della Cooperativa che verrà. Un grazie dunque a chi è venuto, e un breve aggiornamento a chi non c’era.
La Cooperativa è ancora alla ricerca dell’equilibrio fra le logiche del negozio di prossimità, al servizio del quartiere, e quelle del luogo di promozione e diffusione di prodotti, prassi e idee diverse dalla logica della “grande distribuzione”.
Il negozio di quartiere chiama un assortimento prevalentemente “convenzionale”: devono esserci prodotti di prima necessità e di uso comune, i marchi più venduti, un negozio e un servizio accoglienti e disposti ad assecondare le aspettative di una clientela perlopiù su di età, che apprezza la possibilità di fermarsi a fare due chiacchiere e scegliersi e carne e formaggi al banco, ma non ama camminare per ore fra gli scaffali e fare la coda alle casse.
Il laboratorio di prodotti selezionati criticamente è probabilmente la parte della Cooperativa che più eredita l’intuizione iniziale che la CFL dovesse essere non solo un luogo in cui approvvigionarsi di beni, ma anche una palestra “etica”, un luogo di crescita, informazione e innovazione per i soci e la comunità tutta. Per questa “anima” della Cooperativa si richiedono aggiornamento continuo, relazioni con le reti del consumo critico e dell’economia solidale, servizi complementari ai soci che consentano la conoscenza, la sperimentazione e la diffusione di idee “altre”. In buona sostanza idee e non solo tecniche di retail marketing.
Ma in quanto Cooperativa nata per il mutuo vantaggio economico dei soci CFL deve essere anche conveniente e infine, ma non per ultimo, universale, perché non è affatto cooperativo dar vita ad una cosa bella e tenerla per sé.
A che punto siamo dunque? E dove vogliamo andare? Nell’ultimo anno si è molto lavorato sul recupero di efficienza attraverso un forte presidio sul costo del personale e un lavoro di razionalizzazione e miglioramento del layout e dell’assortimento. Anche l’uscita dei prodotti a marchio ECOR, la più grande piattaforma distributiva del bio in Italia, va letta come un’occasione per accorciare la filiera, razionalizzare l’assortimento e tornare a rapporti diretti con i fornitori.
Molto resta da fare sulla “specificità”, vale a dire sulla sistematica  selezione, qualifica e valutazione dei fornitori in filiera corta (locali o meno che siano), che devono rappresentare l’offerta capace di differenziare ma anche connotare in modo fortemente valoriale l’offerta della Cooperativa senza buchi relativamente alla qualità e sicurezza dei prodotti. Una evoluzione è auspicata anche per il reparto ortofrutta, che oggi è quello che raccoglie le maggiori critiche per qualità, prezzo e modalità operative.
L’Area sociale prova a innovare la sua offerta: quest’anno non solo CFL continuerà ad offrire libri scontati ai suoi soci, ma si potranno vendere e acquistare in Cooperativa anche testi scolastici usati, rispondendo al bisogno di risparmio delle famiglie e promuovendo lo scambio e il riuso.
Inoltre dal mese di giugno i soci potranno prenotare viaggi e acquistare pacchetti turistici di turismo “equosolidale”: splendidi luoghi da scoprire veramente e non dietro ai vetri di un anonimo villaggio turistico, con profitti destinati allo sviluppo locale e non a quello di qualche big del turismo.
E a proposito di occhi aperti, sempre da giugno sono disponibili per i soci biglietti scontati per Expo e visite guidate. Per non perdersi il meglio, che spesso è meno evidente del kitsch roboante di chi ha molti soldi e fa molto rumore.
E poi una questione aperta che richiama al coraggio di cambiare sulla carta ciò che in pratica è già avvenuto da tempo: perché non ripristinare un uso corretto della tessera riconoscendo ai soci veri vantaggi propri del loro status, aprendo ufficialmente ai non soci?
Infine un mito da sfatare: una recente indagine sui nostri prezzi, per confronto a quelli di Ipercoop, rivela che non solo teniamo botta su un elevato numero di prodotti, ma in alcuni reparti siamo più convenienti. Forse, aprire a tutti la Cooperativa darebbe modo ai più di verificare che non è vero che è chiusa, cara e antiquata. Ma prima di chiamare gli altri: siamo sicuri che sia chiaro a tutti i quasi 5.000 soci?

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