Consumi alimentari, ricerca di Nomisma: è boom per il bio

prodotti_bioI consumi alimentari sono in bilico fra la ricerca della convenienza e quella della qualità, fra l’attenzione alle promozioni – che conquistano sempre più spazio sugli scaffali dei negozi – e quello al benessere. Gli italiani da un lato risparmiano anche a tavola e riducono gli sprechi, dall’altro non rinunciano alla qualità e alla ricerca del Made in Italy. Sono sei milioni le famiglie che fanno pane, pizza e marmellate a casa e allo stesso tempo è boom per i cibi bio, che aumentano le vendite della grande distribuzione. Ma chi sono i consumatori bio?
A rispondere, tracciando un quadro articolato, è una ricerca di Nomisma che mette in evidenzia come sia cambiato il modello di consumo alimentare: risparmio e benessere sembrano andare insieme, mentre i prodotti biologici sono usciti dai consumi di nicchia e interessano sempre più famiglie, composte da consumatori “affezionati” e new entry attratti anche dalla moda.
Il contesto generale in cui si collocano i consumi alimentari dice che quest’anno non è certo stato un anno di svolta e l’Italia è un paese in cui si sono enfatizzate le disuguaglianze: il 47% della ricchezza è nelle mani del 10% della popolazione. Gli italiani adeguano dunque i consumi alle proprie capacità di reddito, con una capacità di adattamento notevole e nuove energie: si rinuncia al superfluo ma al tempo stesso ci si rivolge al fai da te, sia in casa sia in tavola, al baratto, ai nuovi canali di acquisto come i gruppi di acquisto solidali o l’e-commerce, si rinnovano gli abiti, si coltiva un orto, ci si rivolge alla rete per la condivisione dell’automobile. Questi cambiamenti riguardano anche il cibo: si risparmia a tavola (-0,7% le vendite tendenziali di prodotti alimentari nel primo semestre 2014, che si aggiunge al -1,1% segnato nel 2013) ma non si rinuncia a tutto, poiché il cibo ha grande centralità nella tradizione del paese. La Consumer Survey sul Panel Nomisma indica che la crisi ha portato le famiglie a realizzare in casa ciò che prima si comprava molto più spesso al supermercato: 6 milioni di famiglie fanno pane, pizza, marmellate e conserve a casa. Non a caso, nell’ultimo anno, le vendite di farine sono cresciute in valore dell’8%. L’austerità ha condotto a ridurre gli sprechi alimentari (il 62% delle famiglie dichiara di buttare meno cibo nella spazzatura) mentre continuano ad aumentare i prodotti venduti in promozione.
Allo stesso tempo, l’attenzione al prezzo si unisce alla ricerca di qualità. Oltre al prezzo, i cibi privilegiati sono quelli di origine italiana: un italiano su tre sceglie cercando prima di tutto prodotti Made in Italy. La categoria che di sicuro esemplifica questa ricerca è quella del biologico, che per Nomisma non è più un segmento di nicchia ma “modello produttivo di grande successo: “mentre l’economia italiana arranca, il bio vola”. Dal 2005 è cresciuto in modo costante il valore delle vendite in iper e super di prodotti con marchio bio a peso imposto: in nemmeno un decennio il valore del bio è cresciuto del 220%. Gli ultimi dati disponibili parlano chiaro: le vendite nella grande distribuzione nei primi 5 mesi del 2014 segnano un sorprendente +17%”.
Aumentano soprattutto pasta, riso e sostituti del pane (+73%), “zucchero, caffè, bevande” (+37%), aceti (+23,5%), omogeneizzati (+21%), miele (+19%), ma non smettono di crescere neanche le categorie di prodotto più tradizionali – ortofrutta fresca (+11%), biscotti dolciumi e snack (+15%). Eclatante è il caso del miele: è biologico il 15% del miele che è stato venduto nella GDO nel 2013. Il canale di vendita principale del biologico non è però la grande distribuzione, che copre il 27% del venduto in valore; i negozi specializzati infatti (1.277 punti vendita in Italia, prevalentemente localizzati al centro-nord) sono il primo canale per il biologico, con vendite che nel 2013 ammontavano a poco più di 1 miliardo di euro (46% del totale). I negozi specializzati hanno compiuto un ulteriore balzo in avanti, facendo registrare un netto +12%.
Oltre ai negozi aumentano le famiglie che comprano bio: “Il tasso di penetrazione, cioè la quota di famiglie che negli ultimi 12 mesi ha acquistato in almeno 1 occasione un prodotto alimentare a marchio bio, è salita dal 53% del 2012 al 59% – rileva Nomisma – Questo significa che in corso d’anno 6 famiglie italiane su 10 (poco meno di 15 milioni di nuclei) hanno acquistato almeno 1 volta un prodotto biologico. In soli 2 anni, 1,7 milioni di nuclei familiari in più si sono avvicinati a tali prodotti e oggi il bio incide sul totale della spesa alimentare per oltre il 2% (solo 10 anni fa la quota era di qualche centesimo di punto percentuale)”.

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