Halloween festa americana? Ma no, è una tradizione tutta italiana!

Zucca intagliate secondo la traduzione abruzzese

Zucca intagliate secondo la traduzione abruzzese

Negli ultimi decenni si è assistito ad una “americanizzazione” dei costumi, vuoi perché il cinema è per lo più prodotto a Hollywood, vuoi perché dagli Stati Uniti provengono molti beni tecnologici di consumo, vuoi perché sin dalla seconda guerra mondiale, tutto quello che è americano “fa tendenza”. Che piaccia oppure no, il fenomeno è reale ed in questi giorni assistiamo alla comparsa di zucche, ragni e fantastici in molte vetrine, addobbate per l’americanissima festa di Halloween.
Ma stiamo tranquilli se sosteniamo le nostre belle tradizioni: in realtà Halloween è una festa europea ed italiana, con radici antichissime legate alla tradizione contadina: tale festa è logicamente stata riproposta dagli immigrati europei in America e successivamente resa estremamente commerciale e “venduta” come festa americana.

Secondo una tradizione contadina avita, le fave costituivano un mezzo di comunicazione diretto tra l’Ade – il mondo dei morti, collocato fisicamente nelle profondità terrestri – ed il mondo dei vivi. Ciò è probabilmente spiegabile con il colore del fiore, che è bianco maculato di nero, colore molto raro tra i vegetali e associato al mistero della morte. Sin dall’antichità, le fave erano considerate in grado di trasferire negli esseri viventi le anime dei morti: per questo motivo – per la loro facoltà di costituire il tramite tra i defunti ed i vivi – esse erano presenti nelle cerimonie funebri in Grecia, in Egitto, a Roma e perfino in India ed in Perù.
In questo modo le “fave dei morti” costituivano una sorta di inconsapevole comunione tra vivi e defunti e quasi uno scambio materiale tra mondo terreno e regno dei morti e nasce da qui la tradizione di riproporre le fave in versione dolce.

Per la religione cristiana il giorno dei morti fu ufficialmente collocato alla data del 2 Novembre nel X sec. d.c. circa, praticamente fondendosi con il 1 Novembre, già festa di Ognissanti dall’anno 853: la Chiesa non osò annullare una festa tradizionale e decise quindi di sovrapporre la propria festività a quella ben più antica e preesistente dedicata ai morti.

Tra il popolo comunque le vecchie abitudini rimasero immutate e si adattarono alla “nuova festa cattolica” mantenendo inalterata la prassi e la credenza che in quei giorni i defunti potevano tornare tra i viventi, vagando per la terra o recandosi dai parenti ancora in vita. È lampante in questa credenza un’origine precristiana, in quanto la religione cattolica non accetta l’idea del passaggio dei morti sulla terra una volta l’anno ma li destina a beatitudine o dannazione eterna ed è chiaro che la festa dei morti è stata forzatamente unita a quella dei santi cattolici.

In tutta Italia si possono ancora oggi ritrovare gesti e pratiche tradizionali per la celebrazione della festa dei morti: in tutte le regioni possiamo trovare pratiche e abitudini legate a questa ricorrenza e una delle più diffuse era l’approntare un banchetto o anche solo un piatto con delle vivande offerte ai morti, tra cui presenziavano sovente castagne, biscotti e zucche.

In Abruzzo e molte altre regioni sin dal Medioevo si decoravano le zucche e i ragazzi di paese andavano a bussare di casa in casa esclamando “I morti, i morti, i morti!” e domandando offerte per le anime dei morti, solitamente frutta di stagione, frutta secca e dolci. Diffusa in molte campagne italiane è infatti l’usanza della questua fatta da schiere di ragazzi o di contadini e artigiani che vanno di casa in casa cantando un’appropriata canzone. In Calabria, Emilia Romagna, Friuli, Sardegna, Puglia, Sicilia e molte altre regioni ci si avviava in corteo verso la messa o il cimitero, lasciando il desco pronto per i parenti defunti, ritenuti di passaggio in occasione della festa di Ognissanti, e festeggiando con tutta la comunità davanti a un falò.

E ogni regione o addirittura ogni zona ha i propri dolci tipici, le proprie ricette e le proprie tipicità, legate ai prodotti della terra che erano a disposizione delle operose cuoche contadine che preparavano vivande per onorare i parenti defunti di passaggio sulla terra. In Lombardia abbiamo per esempio “le fave” e gli “oss di mort”, fatti con pasta e mandorle toste, cotti al forno, di forma bislunga, con vago sapore di anice e cannella.

Ma comune a tutte le regioni italiane è che nella tradizione popolare la presenza dei morti, avvertita con un’intensità che raggiunge la potenza di una visione, è priva della connotazione orrorifica dell’ halloween americano e viene sempre associata alla speranza nel futuro e all’azione benefica dei cari estinti.

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