Gli incontri con i soci promotori

Nell’arco di un mese, tra novembre e dicembre, sono stati organizzati due incontri con i soci promotori. La prima riunione è stata interessante e propositiva e ha dato un contributo alle decisioni del CdA. La seconda è stata trasformata in un momento di protesta nei confronti del CdA. Più che un confronto è stata un’arringa contro il gruppo dei consiglieri. Come hanno raccontato sui giornali, sembra che non ci sia stato nulla di nuovo sotto il cielo della CFL negli ultimi sei mesi. In primavera sapevamo che la CFL perdeva e in autunno sappiamo che la CFL sta ancora perdendo. Così ha giudicato il gruppo di soci che più si sono espressi nel secondo incontro promotori del 9/12. Le critiche sono state rivolte al CdA del mandato passato, ma anche a quello in carica leggendo una sorta di continuità, mentre le discontinuità non sono risultate evidenti. Unica novità riscontrata e riconosciuta da tutti è la richiesta della cassa integrazione in deroga che verr applicata, se ce la riconosceranno, da gennaio.

Alcuni soci, in modo forse un po’ arbitrario, ritenendo il momento inappropriato, hanno interrotto la presentazione del lavoro sul posizionamento strategico svolto tra settembre e novembre dal gruppo consigliare insieme ad alcuni dipendenti e alcuni soci. Il lavoro aveva l’obiettivo di tracciare un quadro generale degli elementi distintivi, dei principali nodi strategici e di far emergere, mediante una particolare tecnica, delle ipotesi di soluzione sulle quali elaborare le scelte per il futuro della CFL in relazione ai cambiamenti delle dinamiche del consumo alimentare.

Venendo alle ragioni/motivazioni della crisi economica e della perdita, è stato confermato sia dal CdA che dai soci presenti, che le cause dirette sono essenzialmente l’aumento elevato del costo del personale e una poco prudenziale gestione finanziaria cominciata con la decisione di acquistare e ristrutturare la palazzina di via XXIV Maggio. Secondo alcuni soci queste sono le vere e uniche cause della crisi e quindi il semplice ritorno alla precedente organizzazione, antecedente a quella del mandato scorso, sarebbe la soluzione di ogni problema. In effetti il conto economico tornerebbe teoricamente in pareggio se facessimo un’operazione di sottrazione dei costi del personale aumentato e degli oneri finanziari eccessivi di questi anni, ma qualche dubbio e qualche domanda bisognerebbe però farsela.

Di certo sappiamo che è saltato qualcosa nel controllo dei numeri. C’è stata una falla imperdonabile nella valutazione dei costi che non ha permesso di rendersi conto che certi investimenti non potevano più essere affrontati. Ci sono quindi due aspetti da esaminare: la capacità di controllo gestionale/amministrativo e le politiche di gestione della Cooperativa.

Per verificare la prima, oltre all’errore umano, bisognerebbe appurare se gli strumenti informativi ed informatici erano e sono all’altezza della situazione. Dalle analisi in corso sembra che i nostri (uso il plurale perché i sistemi che utilizziamo sono due che non colloquiano fra loro) fossero poco aggiornati, poco governati e poco conosciuti e ciò anche se il rapporto con SAIT risale al 2004. Si può azzardare allora l’ipotesi che fino a quando i sistemi informativi sono stati usati in maniera minima non hanno arrecato danno, quando si è cercato di utilizzarli, per quanto potenzialmente potevano dare, ci hanno portato fuori strada. Qui mi verrebbe il detto: chi non fa non sbaglia.

Parlare delle politiche di gestione, invece, richiederebbe molto più tempo e più spazio che qui non abbiamo, anche se i numeri parlano chiaro. Provo a semplificare. Alla CFL c’era un consolidato sistema di gestione e di organizzazione cresciuto con il lento progredire della Cooperativa che ha funzionato fino a quando non sono, pian piano, subentrate logiche da supermercato medio che richiedevano  sistemi di verifica adeguati. La domanda che oggi ci possiamo porre è questa: è stato opportuno e necessario “mettere le mani nel motore”, che cominciava a sbuffare, ma che andava, o si poteva andare avanti chiss per quanto ancora? Penso che faccia parte dei compiti di ogni CdA verificare che i sistemi di gestione, organizzazione e controllo siano adeguati. Tra l’altro alcune criticit erano gi state riscontrate precedentemente per cui ritengo fosse doveroso affrontare le questioni.

Ma allora ci si potrebbe domandare se abbiamo preso i “meccanici” sbagliati o non adeguati per il nostro motore? Per prima cosa bisognerebbe dire che forse sono intervenuti un po’ in ritardo, visto che si lavorava con il SAIT da una decina di anni. Poi, certo, visti i risultati di questi “meccanici”, non si sarebbe dovuto chiamarli una seconda volta. D’altra parte, però, bisognerebbe anche verificare quanta disponibilit della struttura operativa ci sia stata veramente ad entrare in un’ottica di rinnovamento o se, invece, proprio per il suo essere così consolidata, non abbia prevalso una diffidenza e una resistenza al cambiamento. Il dubbio resta. Cambiare è difficile e le semplificazioni sono sempre e troppo a portata di mano.

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