Greenpeace Olanda contro il TTIP e una petizione per opporci tutti

Greenpeace-GE-IBNA-565x318Pensavamo avrebbero riempito le prime pagine dei giornali e i titoli dei principali Tg della sera, e invece per i documenti desecretati da Greenpeace Olanda le trombe non hanno suonato. Eppure stiamo parlando dei nostri diritti che vengono barattati come una qualsiasi merce di scambio. E stiamo parlando del fatto che questa è la prima volta che i cittadini europei possono confrontare le posizioni dell’Ue e degli Usa. Finora i rappresentanti eletti avevano solo potuto vedere parte di questi documenti in stanze di sicurezza, senza consulenti esperti e senza poterne discutere con nessuno. Intanto vi invitiamo a partecipare alla manifestazione sabato 7 maggio a Roma (ritrovo in piazza della Repubblica alle 14 e si prosegue in corteo per arrivare piazza San Giovanni) per chiedere che i negoziati vengano interrotti.
E allora capiamo bene di cosa si tratta: è una parte delle bozze di testo del Ttip, «redatte fino ad aprile 2016», che quindi non comprendono i risultati delle ultime trattative tenutesi a New York. I documenti, 248 pagine in totale, comprendono 13 capitoli consolidati su 17: sono testi che vedono le posizioni statunitensi ed europee mostrate in parallelo. Vi riportiamo una breve sintesi di quanto pubblicato, evidenziando le criticità.

Trasparenza dei negoziati
Per prima cosa l’aspetto forse più preoccupante e irritante: mentre la società civile ha avuto ben poco accesso ai negoziati, l’industria ha avuto invece una voce privilegiata su decisioni importanti e le grandi aziende hanno ottenuto garanzie sulla possibilità di partecipare ai processi decisionali, fin dalle prime fasi. Il rapporto pubblico reso noto di recente dall’Ue ha solo un piccolo riferimento al contributo delle imprese, mentre i documenti pubblicati da Greenpeace Olanda citano ripetutamente il bisogno di ulteriori consultazioni con le aziende e menzionano in modo esplicito come siano stati raccolti i pareri delle medesime.

Ambiente
Da quanto reso noto dall’associazione ambientalista, sembrano non essere menzionate tutele ambientali acquisite da tempo. Leggiamo sul sito di Greenpeace Italia: «Nessuno dei capitoli che abbiamo visto fa alcun riferimento alla regola delle Eccezioni Generali (General Exceptions). Questa regola, stabilita quasi 70 anni fa, compresa negli accordi Gatt (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation (Wto – in italiano anche Organizzazione Mondiale per il Commercio, Omc) permette agli stati di regolare il commercio “Per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili”. L’omissione di questa regola suggerisce che entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante».

Principio di precauzione
Dai capitoli ottenuti prevale l’approccio Usa sulla gestione dei rischi, mentre non compare nei capitoli sulla Cooperazione Regolatoria, né in nessuno degli altri 12 capitoli ottenuti, il principio di precauzione. Che cosa vuol dire? Per gli Usa, un prodotto nuovo va sul mercato finché non si dimostra pericoloso per la salute. «Per l’Ue, invece, quando i dati scientifici non consentono una valutazione completa del rischio, quel prodotto va evitato. Lo stesso si può dire per quanto riguarda una specifica sostanza che, per gli Usa, se sul mercato presenta un rischio, quel rischio va gestito. Per l’Ue, invece, quella sostanza va evitata, e, quando è possibile, sostituita con una sostanza alternativa meno rischiosa», ha spiegato il direttore dell’Ufficio europeo di Greenpeace, Jorgo Riss, sottolineando che «il principio di precauzione è iscritto nei Trattati Ue, ma sorprendentemente, non viene citato neanche una volta in queste 248 pagine, come se all’Ue non interessasse difenderlo».
Insomma, dai Ttip papers pare che gli americani siano particolarmente aggressivi e determinati nel loro tentativo di costringere l’Ue a rinunciare al «principio di precauzione» come base per la gestione del rischio nell’approccio normativo riguardo alle politiche di protezione dell’ambiente e della salute, e in particolare per la regolamentazione delle sostanze chimiche, dei pesticidi, degli Organismi geneticamente modificati, che tra l’altro vengono citati nei documenti con il termine «moderne tecnologie in agricoltura» e mai con la loro sigla Ogm.

Residui chimici e Ogm
Il Codex Alimentarius, un insieme di regole e di normative istituite dalla FAO e dall’OMS, volte a proteggere la salute dei consumatori e assicurare la correttezza degli scambi internazionali, è fortemente influenzato dalle corporation agroalimentari e chimiche, e raccomanda standard spesso molto inferiori a quelli adottati dall’Ue. Ad esempio, sui residui di pesticidi ammessi, gli standard del Codex sono meno rigorosi di quelli europei nel 44% dei casi, con il 40% equivalente e solo il 16% più stringente, secondo dati riferiti da Greenpeace. Gli americani arrivano a pretendere che i Governi degli Stati membri dell’Ue giustifichino il loro eventuale voto contro l’approvazione della commercializzazione di prodotti Usa (in particolare gli Ogm), precisando su quali basi e prove scientifiche e quali analisi e dati tecnici si sono basati.

Vino e denominazioni d’origine
Secondo le rivelazioni, gli Stati Uniti rifiutano la domanda Ue di non utilizzare per i loro prodotti 17 denominazioni “semi-generiche” di vini europei, il che significa che il partner transatlantico non vuole rinunciare ai marchi made in Usa “Chianti” e “Marsala” nonostante questi siano protetti da indicazioni italiane ed europee.

Clima
Pare poi che nel negoziato non si faccia riferimento alle azioni sul clima, nonostante gli accordi di Parigi siano ben chiari sul fatto che anche le attività commerciali devono lavorare per evitare che l’aumento delle temperature superi i 1,5 gradi centigradi. In caso contrario andremmo incontro a una crisi climatica che colpirebbe milioni di persone in tutto il mondo.
Nel frattempo, il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung mette in luce un altro aspetto: «Mentre l’Unione europea rende pubbliche le sue proposte, gli Usa si ostinano a mantenere segrete le posizioni mantenendo così uno spazio di manovra tattico». E come se non bastasse: Washington minaccia di bloccare la riduzione delle tariffe sull’export del settore automobilistico europeo, se non verranno contemporaneamente ridotti i dazi sugli export agricoli dagli Stati Uniti verso l’Ue.
Speriamo che quanto afferma la commissaria al commercio Cecilia Malmström («è una tempesta in un bicchiere d’acqua») sia veritiero. Dalla Commissione replicano a quanto pubblicato da Greenpeace assicurando che «Nessun accordo commerciale a opera della Ue abbasserà mai il nostro livello di tutela dei consumatori, o della sicurezza alimentare, o dell’ambiente. Gli accordi commerciali – assicura Malmström – non cambieranno le nostre leggi in materia di Ogm, o sul nostro modo sicuro di produrre carne di manzo, o il modo di proteggere l’ambiente. Qualsiasi accordo commerciale potrà solo cambiare i regolamenti per renderli più forti. Potremmo essere d’accordo con il partner sul fatto che, ad esempio, la sicurezza sui medicinali possa essere più dura di prima, ma mai più debole. Nessun accordo commerciale limiterà la nostra capacità di fare nuove regole per proteggere in futuro i nostri cittadini o il nostro ambiente». E prosegue «Quello che Greenpace chiama “testo consolidato non è in alcun modo il risultato del negoziato, ma solo l’insieme delle posizioni dei due lati negoziali. Ed è normale – aggiunge – che entrambi le parti di una trattativa vogliono raggiungere il numero maggiore possibile di propri obiettivi».
Per concludere: «Questo non significa che ci incontreremo a metà strada. Ci sono zone che registrano distanze eccessive su cui non c’è accordo». Non possiamo che confidare nell’onestà della Commissione. Ma un dubbio rimane, se tutto è fatto negli interessi dei cittadini, perché allora non agire in piena trasparenza? Dovevamo aspettare le rivelazioni di Greenpeace per capire che cosa bolle in pentola?

Per completezza di informazione aggiungiamo che Greenpeace Olanda non offre l’accesso ai documenti originali, ma i leak sono stati sottoposti al giudizio di una partnership tedesca di ricerche investigative (Rechercheverbund Ndr, Wdr und Süddeutsche Zeitung) che ha già operato in casi precedenti di alto livello. Secondo l’organizzazione ambientalista, il documento finale sarebbe composto da 25 o 30 capitoli. A Greenpeace Olanda mancherebbero quindi i testi consolidati su ecommerce, servizi finanziari, norme di origine e misure protezionistiche, mentre non hanno raggiunto, in generale, la fase di testo consolidato altre materie come energia e materie prime, protezione degli investimenti e i diritti di proprietà intellettuale.

Petizione
Tramite il sito di Greenpeace è possibile sottoscrivere una lettera ai parlametari europei per richiedere per continuare a far pressione contro l’approvazione del Trattato! Clicca qui per sottoscrivere.
A cura di Michela Marchi e Marta Messa
m  marchi@slowfood.it
   m.messa@slowfood.it
Fonti
Greenpeace Italia
Rai News
Il fatto quotidiano

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