I solfiti nel vino

Dal 2004 è necessario aggiungere la dicitura “contiene solfiti” sull’etichetta o sulla retroetichetta delle bottiglie di vino, unitamente alle altre indicazioni richieste dalla legge vigente. L’obbligo scatta quando il contenuto in SO2 (anidride solforosa) supera i 10 milligrammi/ litro. I vini destinati al mercato statunitense portavano già questa dicitura, che è obbligatoria per quel mercato quando il contenuto di solfiti supera una parte per milione. I solfiti sono un composto organico presente in natura sia nell’uva che nelle cipolle, nell’aglio e in parecchie altre piante. Le proprietà conservanti dello zolfo erano già note agli antichi Romani, che ne bruciavano piccole quantità all’interno delle botti prima di riempirle di vino. In seguito poi gli Olandesi ne adottarono l’uso in maniera sistematica: era l’unico modo per conservare il vino durante le lunghe traversate oceaniche. Come sa chiunque si interessi di enologia, i solfiti rendono il vino più stabile, prolungandone la conservazione e la trasportabilità. Va inoltre considerato che prodotti gastronomici comuni quali l’uva da tavola, buona parte della frutta secca ed una varietà di sottolio e sottaceti, sono trattati con derivati dello zolfo durante la loro preparazione. I limiti di legge imposti dalla Comunità europea sul contenuto finale di anidride solforosa nel vino sono tassativi e ben precisi, con massimi consentiti di 160 mg/l per i vini rossi secchi e di 210 mg/l per i vini bianchi. È veramente raro che un vino raggiunga questi valori limite, ma se dovesse succedere il prodotto non può essere messo in commercio. La dicitura obbligatoria in etichetta, se da una parte equipara i vini venduti sui mercati europei con quelli esportati negli Stati Uniti o in australia, dall’altro tende a creare confusione fra i consumatori, che in genere non sanno che i solfiti sono composti organici presenti in natura e vengono prodotti anche dai lieviti durante la fermentazione, rendendo impossibile l’esistenza di vino con zero solfiti, anche quando non vengono aggiunti dal produttore. La legge permette di apporre in etichetta la dicitura “non contiene solfiti” se il valore è inferiore a 10 mg/l. In persone particolarmente sensibili i solfiti possono scatenare allergie. Per tutte le persone sono comunque tossici, in funzione della quantità ingerita. I solfiti sono responsabili del cerchio alla testa che spesso si ha dopo avere bevuto eccessivamente, soprattutto vini bianchi di scarsa qualità, come quelli di alcune osterie. In CFL sono presenti tre vini biologici con la dicitura “non contiene solfiti aggiunti” e sono: Merlot della ditta • Castello di arcano • Rosso Veronese della ditta Fasoli • Merlot della ditta Le Carline.

COS’È IL VINO BIOLOGiCO?

Cosa c’è dentro una bottiglia di vino cosiddetto biologico? Cerchiamo di rispondere alla domanda proponendo e commentando la definizione di vino biologico proposta dal progetto europeo Orwine, i cui risultati sono alla base del regolamento europeo sulla produzione di vino biologico che dovrebbe essere emanato nei prossimi mesi. L’International Federation of Organic agriculture Movement (IFOaM) definisce l’agricoltura biologica, comprese la viticoltura e la produzione di vino, come un: “sistema di gestione olistica della produzione, che promuove ed accresce la salute dell’agro–ecosistema, includendo biodiversità, cicli biologici e attività biologica del suolo. Esso enfatizza l’utilizzo preferenziale delle pratiche di gestione, rispetto all’uso di input esterni, prendendo in considerazione il fatto che le condizioni regionali richiedono sistemi adattati alle realtà locali” (IFOaM 2005). L’uva biologica proviene da vigneti coltivati secondo i criteri dell’agricoltura biologica, come definiti a livello europeo dai Regolamenti CE 834/2007 e 889/2008 sulle produzioni biologiche e sull’etichettatura dei prodotti biologici; i risultati sono che le uniche regole da applicare ai vini prodotti da uve biologiche sono attualmente quelli contenuti nei Regolamenti CE 479/2008 (allegati IV e V) e 1622/2000, che definiscono le pratiche enologiche e i trattamenti consentiti per i vini in Europa. Il vino biologico è prodotto da uve coltivate secondo criteri biologici senza l’aiuto o la necessità di fertilizzanti, trattamenti o erbicidi di sintesi. attualmente nei vini biologici in commercio il contenuto di solfiti di norma non supera gli 80 mg/l. E in futuro? Si profila uno scontro tra i 28 Stati membri sul progetto della Commissione europea per regolamentare la produzione di vino bio nell’UE. La proposta verrà esaminata dal Comitato di regolamentazione dell’UE e i 28 sono fortemente divisi sulla riduzione della presenza di solfiti nel vino biologico rispetto a quanto propone Bruxelles: ossia 100 mg/l per i rossi e 150 per i bianchi. nel vino convenzionale vengono autorizzati 150 mg per i rossi e 200 per i bianchi.

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