Importanza e attualità delle cooperative di consumo

In un periodo in cui la globalizzazione la fa da padrona, viene spontaneo domandarsi: ma le cooperative di consumo — e ci metterei anche quelle che producono alimenti — hanno ancora  ragione di esistere?

Sicuramente sì!

Se guardiamo la storia delle cooperative in genere, e di quelle di consumo in particolare, esse sono nate dall’esigenza di far fronte ad esigenze economiche del momento. La nostra CFL è nata in un momento in cui, non esistendo la grande distribuzione, i dettaglianti, o comunque coloro che commerciavano il cibo, avevano il monopolio della distribuzione alimentare. Il ricarico medio applicato dal dettagliante al consumatore finale superava il 50%, con punte del 100%. Ecco allora la necessità del consumatore di riunirsi per fare acquisti collettivi, scavalcando il dettagliante, possibilmente anche il grossista ed arrivare direttamente al produttore.

I tempi sono cambiati. La grande distribuzione, la globalizzazione, la concentrazione dei marchi hanno diminuito parecchio il ricarico applicato sui prezzi al consumo, ma hanno penalizzato la qualità.

Il negoziante di quartiere era in grado di fornire al cliente, che se lo poteva permettere, il pollo o il coniglio “nostrano”, altrimenti c’erano quelli di “allevamento”, ed erano veramente nostrani, perché li procurava dal contadino della zona che, oltre ad allevare gli animali per il proprio consumo, ne allevava di più e li vendeva al negoziante per compensare la spesa di arance, caffè o comunque di quei prodotti ancora relativamente cari.

Queste cose adesso sembrano impensabili, se viste nell’ottica del consumo globale, invece sono più che mai attuali se viste in un’ottica di consumo critico. Qui sta l’attualità delle cooperative di consumo. Finito il compito di “calmiere” dei prezzi al consumo, inizia la missione di “formazione” al consumo. Quale posto migliore di un punto vendita di una cooperativa, dove la gente si conosce, si parla, si confronta, dove il macellaio, la gastronoma e tutto il personale sono a disposizione del cliente per consigliarlo, per orientarlo sull’acquisto dei prodotti che più si adattano al suo stile di vita, può essere una scuola per indirizzare il cliente ad un consumo consapevole e critico. Quale punto vendita, meglio di una cooperativa, può ancora proporre in vendita la carne nostrana, a km 0? Certo, sempre nel rispetto delle regole igienico–sanitarie in vigore. Gli animali devono essere “tracciabili” e devono avere tutti i requisiti igienico–sanitari previsti, però sono nati e cresciuti nelle stalle vicine, ma soprattutto alimentati nel modo tradizionale: fieno, granoturco, erba medica e con ancora la lettiera di paglia. Certo il nostro fieno è bagnato con l’acqua dei nostri fossi, però, anche se è una magra consolazione, anche l’acqua piovana non è più quella di una volta.

Naturalmente anche la cooperativa di consumo deve quadrare il bilancio e per farlo deve completare la sua offerta con una gamma completa di prodotti. Ma anche per questi prodotti la scelta deve cadere su quelli che offrono le maggiori garanzie di genuinità e sicurezza alimentare.

Non dobbiamo comunque dimenticare il ruolo sociale di servizio alla popolazione e al territorio svolto dalle cooperative di consumo con il punto vendita situato nelle zone di montagna o comunque in luoghi dove la grande distribuzione non ha interesse a gestire un negozio.

Questo il motivo per cui le cooperative di consumo sono ancora attuali, perché svolgono comunque un ruolo sociale all’interno delle realtà locali.

Angelo Jamoletti

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