Le mani delle mafie sul territorio bergamasco

Venerdì 14 novembre si è concluso il ciclo di tre incontri sul tema “Le mani delle mafie sul territorio bergamasco” organizzato dal Presidio di LIBERA della Bassa Pianura Bergamasca intitolato ai “Testimoni di giustizia”.

Tre appuntamenti, ciascuno dei quali è nato dalla collaborazione con associazioni che operano nella bassa bergamasca a testimoniare l’importanza e la necessità di una azione congiunta e continua nel contrasto alle mafie.

Nel primo incontro, a Caravaggio, Sandro Raimondi, procuratore aggiunto della Procura di Brescia, ha spiegato come le mafie, oggi non certo più “caricaturabili” con l’uomo con la coppola, si sono insediate ed hanno esteso le loro mani in Lombardia, e come in particolare si sono ramificate nel nostro territorio, con quali modalità operano e attraverso quali canali riciclano il denaro sporco. Il loro campo d’azione si è esteso dalle attività tradizionalmente controllate, come il settore edilizio, al settore delle forniture di prodotti alimentari, dei mercati ortofrutticoli in particolare, al settore dei locali pubblici (sale giochi, bar, ristoranti) e dei locali notturni, al campo dei servizi alle imprese e al commercio (facchinaggio, pulizia e trasporti). La ristorazione, in particolare è uno dei principali settori dove reinvestire i soldi delle attività illecite per farli diventare puliti… Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Brescia, in Bergamasca un ristorante su tre ricicla soldi sporchi! Un quadro inquietante che descrive una mafia sempre più capace di operare a 360 gradi e pronta ad investire su ogni nuova attività, specie laddove minori sono i controlli preventivi e le attività di repressione.

Nel secondo incontro Sergio Cannavò, avvocato ambientalista di LEGAMBIENTE Lombardia, ha parlato diffusamente della ingerenza delle mafie nei molteplici e diversi affari legati all’ambiente dalle grandi opere, alle cave, alle discariche, alla gestione dei rifiuti…

Il terzo e conclusivo incontro ha affrontato il tema de “le mani delle mafie… sull’alimentazione”, introdotto con una aggiornata “rassegna stampa” da Anna Baratti del presidio di Libera, e sviluppato da Lorenzo Berlendis, vicepresidente nazionale di SLOW FOOD. Questi ha esordito ricordando che le infiltrazioni mafiose nel settore agroindustriale rappresentano il 10% dell’intera economia mafiosa e condizionano tutta la filiera dalla produzione, al reclutamento della manodopera, alla logistica, allo stoccaggio fino alla piccola, media e grande distribuzione commerciale tanto che, secondo la commissione antimafia, le mafie fatturano più di 150 miliardi di euro l’anno con un guadagno che si aggira attorno ai 70 miliardi l’anno. Ha inoltre sottolineato che il settore alimentare è uno dei più colpiti dal fenomeno della contraffazione; tra il 2006 e il 2009; il sequestro di prodotti alimentari contraffatti e commercializzati dalla criminalità è aumentato del 128%; il valore stimato delle contraffazioni, solo nel mercato italiano, ha raggiunto un valore di circa 1,1 miliardi di euro l’anno! Ha poi evidenziato che il caporalato e il lavoro nero in agricoltura sono un’altra degradante realtà del nostro Paese. È stato stimato che nei campi italiani circa quattrocentomila lavoratori sono oggi schiavi dei caporali e sessantamila sono costretti a stare in alloggi di fortuna e sprovvisti dei requisiti minimi di vivibilità ed agibilità. Nelle regioni del Mezzogiorno il lavoro nero rappresenta il 90% del lavoro agricolo, nel Centro il 50%, nel nord Italia il 30%! Ha anche ribadito che è accertata la sempre più massiccia infiltrazione mafiosa nei mercati agroalimentari, capace sia di determinare i prezzi dei prodotti che di condizionare e imporre le loro aziende per il trasporto delle merci. La cosa che preoccupa ancor di più è che questi fatti sono sempre più frequenti anche sul nostro territorio bergamasco.

Ecco, per esemplificare, alcuni flash di titoli apparsi sulla stampa negli ultimi tempi:

  • “Carne di cavallo spacciata come manzo” Controlli ASL a Bergamo (20 febbraio 2013)
  • “Il sequestro della frutta: a Treviglio e Mozzanica poste sotto sequestro due aziende (23 maggio 2013)
  • “Bergamo: NAS sequestrano 5 tonnellate di formaggi avariati” (repubblica.it, 30 ottobre 2014)
  • “Farmaci a bovini per fare più latte. Scoperto dai NAS traffico illecito anche a Bergamo” (31 ottobre 2014)
  • “Pesce scaduto da anni pronto per la vendita: maxi sequestro a Bergamo (bergamonews, 7 novembre 2014)

A Treviglio poi, pochi giorni fa, sono bruciati un negozio di abbigliamento e una pizzeria… ulteriore odore di mafia.

A conclusione della serata si è sviluppato un ampio dibattito fra il numeroso pubblico presente che si chiedeva “Cosa dobbiamo fare?”.

Una risposta: CONSAPEVOLEZZA.

Consapevolezza significa, per stare al tema cibo, attenzione negli acquisti dei prodotti alimentari. Non farsi ingolosire dal prezzo stracciato, dalle superofferte… Il prezzo deve essere “giusto” anche per chi lo produce, che troppo spesso subisce i ricatti della filiera lunga. Osservare con cura le etichette, quelle che “narrano” di più la storia del prodotto (da dove viene, chi lo produce, come… ecc.) sono una garanzia in più. Cercare di accorciare la “filiera”… magari acquistando direttamente dal produttore o in punti vendita che danno garanzie… CFL è certamente uno di questi: sugli scaffali si trovano anche i prodotti di LIBERA, cibi buoni, puliti e giusti che nascono proprio dai terreni sottratti alle mafie.

Più in generale, consapevolezza significa non essere indifferenti di fronte a eventuali casi “sospetti” in cui ci si può imbattere nel quotidiano, avendo il coraggio e la volontà di testimoniare. Essere tutti consapevolmente potenziali “testimoni di giustizia”!

È anche grazie a questa consapevolezza che in Lombardia sono stati sequestrati 1.186 beni alle mafie.

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