… povero olio di palma !

Da tempo sulle etichette di tanti prodotti appare in grande evidenza la scritta “senza olio di palma” quasi fosse un vanto, un valore aggiunto  per distinguersi … per mettere in evidenza una sorta di livello di qualità superiore.

“Ma sai che il prodotto che stai mettendo nel carrello contiene olio di palma ?!” l’accorato suggerimento che mi tocca spesso sentire quando faccio spesa con mia moglie, quasi fosse un’esortazione  “Attento alla salute… non avvelenarti!

E’ proprio vero il consumatore per fortuna è sempre più attento a quello che acquista, ma è altrettanto vero che è anche sempre più spesso condizionato dalle campagne propagandistiche alimentate per mero interesse dalla  concorrenza dell’agrobusines.

La campagna contro l’olio di palma ne è un chiaro esempio.

Al riguardo il WWF ha recentemente commissionato ad un’azienda di consulenza, la Agripol, uno studio proprio intorno all’olio di palma. In questo caso non si può certo dire che ci siano i poteri dell’agrobusiness dietro… ma anzi c’è un’associazione che da sempre  si batte per la salvaguardia del pianeta e della sua biodiversità.

E’ Ilka Petersen, responsabile dello studio del WWF, a tirare le somme:
“ La semplice sostituzione dell’olio di palma con altre oleaginose non risolve i problemi causati da questa coltura, anzi potrebbe addirittura aggravarlo … Gli oli di cocco, soia e colza hanno infatti bisogno di superfici di coltivazione ancora maggiori rispetto a quello di palma. Bisognerebbe dunque estirpare altra foresta pluviale nella fascia tropicale … con tutto ciò che ne consegue: morte degli animali della foresta, sfruttamento dei lavoratori, innalzamento del quantitativo di biossido di carbonio… È fondamentale che la coltivazione di oleaginose, senza eccezioni, venga gestita in maniera sostenibile a livello ambientale e sociale” …  sottolinea Petersen.

Però anche noi consumatori dovremmo metterci un po’ più attenzione !
Infatti questi studi ci dimostrano che non è sufficiente boicottare semplicemente un prodotto, ma è importante ed opportuno usare la testa negli acquisti. Scegliere con criterio.

E magari si può anche pensare di smetterla di esagerare con piatti pronti, gelati industriali, dolciumi e snack salati e via di seguito, va anche bene togliersi uno sfizio una volta ogni tanto… ma che non diventi un’abitudine quotidiana magari  ripetuta più volte al giorno.

Perché, non è l’olio di palma a essere dannoso per la salute in sé, come non lo è il burro: lo è l’uso al di sopra delle quantità raccomandate per i grassi saturi. Non è l’olio di palma il responsabile della deforestazione, ma chi lo produce senza preoccuparsi dell’origine dei frutti che spreme, chi lo coltiva senza rispetto per gli ecosistemi e chi lo compra senza alcuna garanzia perché costa meno.  Non è l’olio di palma a provocare la fine della biodiversità, ma gli uomini che lo producono nei modi detti sopra.  Il problema  non è tanto l’ingrediente quanto una filiera corrotta.

Dunque, non è affatto detto che sostituendo palma con girasole questo, e altri problemi, siano superati: banalmente, invece delle distese di palme in area subtropicale, potremmo trovarci distese di girasoli dove prima c’erano boschi e relativa fauna in aree temperate. Per ultimo è bene sottolineare che  non è l’olio di palma ad avere un problema con i composti del glicerolo potenzialmente carcinogeni: il problema ce l’ha qualsiasi olio vegetale raffinato ad alte temperature.

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