Queste strane parole 3 – I diritti civili

Per capire che dietro tante parole minacciose sulle unioni civili, c’è la semplice estensione di diritti a persone normali che chiedono giustizia.

In questi giorni è al vaglio del parlamento il tanto commentato Decreto di legge Cirinnà, volto a regolamentare le unioni civili. Perché tanto clamore per una cosa positiva come il riconoscimento di diritti di una minoranza? Nel nostro paese, a differenza di altri stati, è forte il bigottismo e l’ingerenza della chiesa cattolica che, a onor del vero, rappresenta una scelta religiosa personale, non una ragione di stato né tantomeno un obbligo. Quindi perché un organo non riconosciuto da tutti dovrebbe incidere negativamente sulla vita di degli altri? Il riconoscimento di diritti non lede in alcun modo chi questi diritti già li possiede ed è con questa convinzione che il Parlamento Europeo ha più volte richiamato l’Italia a riconoscere tali unioni civili, in quanto parte dei diritti fondamentali dell’individuo. Ma ecco che in Italia si scatenano movimenti contrari, si grida alla perdita di valori e si manifesta in piazza per difendere ciò che in pericolo non è. Strano che non si siano mai viste sentinelle manifestare per i bambini vittime di violenza, per i rifugiati, i senza tetto o le donne maltrattate. Contribuisce al caos l’utilizzo di parole inappropriate o oscure, sulle quali vogliamo oggi fare luce: la paura delle parole non fa che alimentare la paura della cosa stessa.

Unione civile – rapporto tra due persone, di diverso o dello stesso sesso, che scelgono di unirsi in comunione di vita materiale e spirituale, risultante da iscrizione anagrafica o da atto pubblico. Lo stato civile di una persona legata in unione civile è equiparato a quello di membro di una famiglia; ne conseguono i medesimi diritti e doveri agli occhi della legge. Tale riconoscimento viene richiesto da decenni per equiparare i diritti di donne e uomini gay o lesbiche che ad oggi, pur pagando le tasse come tutti, non possono ricevere gli stessi diritti-doveri delle coppie uomo-donna.
Coppia di fatto – coppia fondate sull’unione volontaria di due persone (di diverso o stesso sesso) ma non riconosciuta dalla legge. I diritti e i doveri dei membri di tale coppia non sono sanciti e diventano revocabili in ogni istante. La coppia di fatto è ben diverse dall’unione regolamentata (matrimonio civile o religioso), caratterizzata da stabilità e certezza, oltre che da quella reciprocità e corrispettività di diritti e doveri che nasce soltanto dall’unione legale.
Step child adoption – la parola che desta più scalpore e viene interpretata nei modi più assurdi. Significa letteralmente “adozione del figliastro” e non è nient’altro che il riconoscimento legale di un vincolo affettivo tra un membro della coppia (unita in unione civile) e un figlio/a del compagno/a. Non è l’adozione di un bambino orfano né coinvolge in alcun modo membri esterni alla famiglia già esistente. Questo procedimento, previsto in molte nazioni, è l’unico sistema per garantire a figli minori e a genitori non biologici un legame legale, con conseguenti diritti e doveri. La possibilità di “adottare” il figlio del partner esiste già, nell’attuale ordinamento, solo per le coppie uomo-donna sposate o conviventi da almeno tre anni.
Utero in affitto – La pratica per cui una donna porta avanti una gravidanza per conto d’altri, a volte a pagamento, a cui cederà poi il bambino/a. Tale pratica è vietata dall’ordinamento italiano ma permessa solo in molti paesi del mondo. La paura che questa pratica possa risultare più “abbordabile” per coppie omosessuali è assurda e infondata e appartiene a quelle strategie di bassa lega messe in atto dagli oppositori dei riconoscimenti delle unioni civili. Con l’approvazione del ddl Cirinnà, l’utero in affitto resterebbe vietato in Italia ed è spregevole che tale questione venga usata contro la legge per le unioni civili. La pratica dell’utero in affitto all’estero è anzi usata da coppie uomo-donna sposate e soprattutto da chi vuole nascondere la propria sterilità (non certo il caso di gay e lesbiche per ovvi motivi).

 

Un pensiero su “Queste strane parole 3 – I diritti civili

  1. Finalmente qualcuno che fa chiarezza e non intorbidisce le acque ,solo con la conoscenza si puóscegliere e decidere ,bravi ad aver chiarito i termini senza faziosità,continuate così.
    Bella rubrica

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