Un posto al sole

Come spesso accade per tante notizie interessanti, ma ignorate perché ritenute foriere di scarsa audience, il pareggio di produzione di energia tra fonti rinnovabili e fossili, impensabile fino a qualche anno fa, è stato quasi del tutto trascurato dai grandi mezzi di comunicazione. Eppure si tratta di una vera e propria rivoluzione: lo scorso aprile l’energia prodotta da idroelettrico, solare, geotermico ed eolico ha raggiunto in Italia il 49,1% della produzione netta totale di elettricità .

In questa percentuale c’è anche il piccolo contributo della produzione di energia elettrica da parte dell’impianto fotovoltaico posto sul tetto di CFL, pari 400.644 kWh (con un risparmio, dal 2008, di 200,32 tonnellate di anidride carbonica immesse nell’ambiente).

Un’avanzata destinata secondo le stime più accreditate a consolidarsi in un primato delle rinnovabili sulle fossili da qui alla fine dell’anno. Principali protagonisti del record sono l’ottima prestazione dell’idroelettrico (+12% rispetto ad aprile 2013) e la crescita dell’eolico (+9,2%) e del fotovoltaico (+2,3%) che dura ormai da sette anni.

Di contro la produzione termoelettrica ha subito un calo del 10,2%, mentre è rimasta stabile la produzione delle centrali a carbone.

Una performance che, secondo il recente studio dell’Handelsblatt Research Institute svolto sui 30 Paesi più industrializzati, vede l’Italia al secondo posto dopo l’Austria nella graduatoria che classifica i Paesi in base agli sforzi fatti negli ultimi cinque anni per ridurre le emissioni di anidride carbonica e rendere più sostenibile la produzione di energia.

Oltre a risparmiare l’ambiente e a liberarci dal petrolio, le energie rinnovabili creano anche occupazione: nel 2013 hanno garantito 6,5 milioni di posti di lavoro nel mondo (+14% rispetto al 2013).

In Italia, secondo i dati del Gestore servizi energetici, le fonti energetiche rinnovabili hanno generato 53mila posti di lavoro permanenti (attività di esercizio e manutenzione) e 137mila temporanei (nuove installazioni) per un totale di 190mila posizioni lavorative.

Un aspetto di grande rilievo e che, come conferma la ricerca Calculating Global Energy Sector Jobs dell’Universit di Sidney, le fonti rinnovabili sono a più alta intensità lavorativa per unità di potenza installata: il fotovoltaico garantisce 40 posti di lavoro per megawatt, l’eolico 15, e l’idroelettrico 11, molto di più del carbone e del petrolio, che si fermano rispettivamente a 8 e 15.

Ci siamo abituati a vedere l’Italia primeggiare nelle classifiche negative e precipitare in quelle positive. Il primato delle fonti rinnovabili su quelle fossili e soprattutto il ruolo positivo in termini di occupazione sono sicuramente consolanti e fanno ben sperare in un Paese che, nonostante tutto, riesce a credere nella possibilit di un futuro fatto di scelte coraggiose, lungimiranti e rispettose del Pianeta.

Fonte: “Terra Nuova”

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