Sul confine orientale di un’insolita Italia

Terre di confine

Alle estremità settentrionali c’è una regione molto interessante dal punto di vista geografico e culturale, che rappresenta uno dei punti di congiunzione tra il mondo latino, slavo e germanico. È il Friuli Venezia Giulia, regione a statuto autonomo dei cui confini però si parla assai poco. Il Friuli Venezia Giulia si presenta come un crocevia di esperienze diverse che hanno attraversato il territorio, lasciando segni indelebili, ma forse meno conosciuti rispetto alle innumerevoli ferite del territorio nazionale. I nostri scolari sicuramente non sanno che Gorizia è stata per lungo tempo la nostra Berlino, tagliata in due da una linea di confine che divideva due mondi, quello occidentale e quello dei Paesi aderenti al Patto di Varsavia. Fino al 2004, la piazza Transalpina era fisicamente divisa da un muro con un’inferriata, mentre oggi si può saltellare liberamente tra Italia e Slovenia senza il fiato sul collo dei doganieri. Andando più indietro nel tempo, per la borghesia asburgica la città di Gorizia si era guadagnata il nome di «Nizza austriaca» per il suo clima mite e la presenza di giradini.

Per gli amanti del turismo naturalistico, non lontano da Gorizia, troviamo la Piana del Preval, un’oasi bucolica attraversata da una rete di gradevoli stradine, carrarecce poco frequentate e da percorsi ciclopedonali perfettamente inseriti nel paesaggio.

La conca del Preval, già sede di un antico lago pleistocenico, era una zona prevalentemente paludosa e rimasta tale fino agli anni Trenta del secolo scorso. Poi fu bonificata, perdendo alcune rare caratteristiche floristiche particolari ma acquistando un elevato valore agricolo e paesaggistico.

Qui, gli amanti dell’ecoturismo hanno di che sbizzarrirsi con il trekking, le ciclo–escursioni, le passeggiate a cavallo o a passo d’asino promosse dalle associazioni locali. Il territorio è attraversato da comode piste ciclopedonali realizzate anni fa nell’ambito del progetto Slow Collio: un paesaggio da bere, promosso dalla Provincia di Gorizia, intercettando anche la già esistente Ciclovia pedemontana del Collio FVG3 e la rinomata Strada del vino. Siamo nella terra storicamente vocata alla produzione dei grandi vini bianchi DOC. Tuttavia, al contrario di altrove (basti pensare all’areale del Prosecco in Veneto) l’ambiente ha conservato le sue oasi naturalistiche, con caprioli che scorrazzano tra i campi, mentre poiane, ghiandaie, upupe si adagiano comodamente sui pali delle viti.

Dal Collio alle Alpi

Il Preval è attraversato dal percorso internazionale Alpe Adria Trail, nello specifico dalla tappa n. 32, che collega la cittadina di Cormons, perla asburgica nel cuore del Collio, a Gradisca d’Isonzo, definita come il «salotto verde» della Serenissima, oggi inserita tra «I borghi più belli d’Italia».

Segnaliamo la presenza di diverse aziende agricole biologiche, in particolare per la produzione di vini naturali. Nel paese di Gramogliano (UD) è nato il biodistretto dei colli occidentali del Friuli. Alcuni vitigni autoctoni di questa area, come la Ribolla gialla, possono vantare oltre 2.000 anni di storia documentata, da quando i Romani, così narra Tito Livio nella sua storia di Roma, stabilirono la prima colonia nella zona di Aquileia.

Per chi ama le linee di confine e vuole esplorare le molteplici diversità di questa regione, la Traversata carnica è un percorso montano di circa 180 km, che parte da San Candido in Trentino Alto Adige, seguendo l’arco delle Alpi Carniche e Giulie, sul confine con l’Austria. Tarvisio e il paesino di confine di Coccau sono un angolo di Italia incastonato tra Austria e Slovenia, dove si mescolano varie lingue e tradizioni provenienti dai tre diversi Paesi.

Se i confini sono stati per lungo tempo oggetto di contesa, oggi c’è un interscambio fruttuoso, a cominciare dai progetti di valorizzazione dei prodotti del territorio. Un esempio è il Border Wine, primo salone transfrontaliero dedicato al vino naturale, coltivato e prodotto con il minor numero possibile di interventi in vigna e in cantina, l’assenza di additivi chimici e manipolazioni da parte dell’uomo, che si tiene a maggio a Cividale del Friuli.

Sulle alture del Friuli, nell’area linguistica germanofona, si è diffusa la cultura dell’albergo diffuso, un’idea di turismo di comunità e a basso impatto ambientale, nata con la ristrutturazione delle case vuote rimesse in piedi con i fondi del post terremoto del 1976. A Sauris gli edifici costruiti in legno e pietra, ristrutturati nel rispetto dell’architettura locale, offrono la possibilità di soggiornare a contatto con i residenti, sentendosi parte del vicinato e condividendo costumi e tradizioni.

Per info:

  • www.ecoturismofvg.weebly.com
  • www.sauris.org

Da “Terra Nuova”, maggio 2018

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