Sociale commerciale

La decisione del CdA di non prorogare il contratto di sostituzione di maternit di Eleonora Riva, addetta all’Area sociale, di cui erano scaduti i termini, ha suscitato qualche perplessit e arrabbiatura. Poi sicuramente ci ha messo anche in difficolt dal punto di vista operativo, questo perché abbiamo dovuto rinunciare ad una risorsa preziosa.

Al di l dei tempi dei termini contrattuali, sarebbe stato importante permettere di terminare i lavori in corso, ma l’attuale difficile situazione della CFL non ce l’ha permesso e ci ha costretto in una decisione in extremis che ha comportato anche un problema di comunicazione con la persona. Di questo ce ne dispiace e ce ne scusiamo con Eleonora, ma non è stata cattiva volontà. Peraltro riteniamo che la precedenza andasse data a problemi di ordine superiore.

Vorrei però affrontare un altro aspetto di carattere più generale rispetto al quale, secondo me, anche all’interno del CdA c’è un po’ di confusione. Anzi gli aspetti sono due: il primo riguarda in generale il termine “sociale” e il secondo riguarda le attivit sociali e di vendita che ne conseguono.

Di fatto nel 1972 come ancora oggi la CFL è un’impresa cooperativa e come ogni impresa ha le sue finalit che raggiunge attraverso lo svolgimento di attivit che l’assemblea dei suoi soci ha deciso di fare avendo presupposto un orizzonte rispetto al quale orientarsi ed agire tenendo fermi dei riferimenti, principi e valori. Ebbene, ogni qualsiasi impresa, nel suo operare, ha una funzione e una responsabilit sociale rispetto al contesto in cui essa vive, ovvero rispetto a tutti quei soggetti diretti e indiretti (stakeholder) senza il cui supporto l’impresa non sarebbe in grado di sopravvivere. Essi fanno parte, dagli azionisti ai dipendenti e dai clienti agli enti terzi, della societ civile che ruota attorno all’impresa.

A maggior ragione in una cooperativa come la nostra, che si ritrova ad avere (sopra) i suoi soci come proprietari e (sotto) i suoi soci come clienti da soddisfare, si deve avere ben chiaro quale deve essere la sua funzione sociale. È come dire: in CFL la funzione sociale è due volte più importante.

Sappiamo tutti che la missione di CFL (in sintesi stretta) viaggia su due binari interconnessi fra loro ovvero quello di provvedere all’acquisto e alla distribuzione/vendita ai propri soci di prodotti e merci in una prospettiva di sostenibilit ambientale e sociale, e quell’altro di promuovere, organizzare e sostenere attivit educative a difesa dei soci e sul territorio. Le due funzioni sono state pensate interconnesse in ragione della tesi statutaria che afferma: “La promozione umana della comunit locale possa passare attraverso una attenta e costante educazione al consumo”. Ovvero si potrebbe sintetizzare che il nostro stomaco (che trasforma il cibo in energia vitale) deve sempre essere ben connesso con il cervello (che pensa, ma non solo) o, ancora, che la “alimentazione dello stomaco” è opportuno che passi attraverso una sana “alimentazione (anche) del cervello”.

In CFL, da sempre, ci si è attivati lungo questi due binari anche se, per una serie di ragioni oggettive, legate soprattutto alla evoluzione organizzativa e dei sistemi in cui operiamo, dopo il passaggio in viale Piave 43, l’accento, gli investimenti e lo sforzo, in questi ultimi quindici anni, si sono concentrati molto di più (sempre in proporzione alle rispettive necessità) sul primo binario trascurando in parte il secondo. Ovvero ci siamo occupati quantitativamente, per necessit operative–logistiche, molto di più dello stomaco che del cervello anche se in questi ultimi due anni si è investito anche nell’area sociale permettendoci di conseguire dei risultati in termine di comunicazione verso i soci (bilancio sociale e 40° compleanno della CFL). Credo che saremo tutti d’accordo se concludiamo che entrambi questi binari (acquistare/vendere prodotti e informare/educare) sono socialmente utili.

Veniamo ai diversi generi di attività. Fino al 2004 esisteva la figura del coordinatore/direttore unico o generale della CFL (Fausto Ferrari dall’85) ed erano attive parecchie commissioni che esauriscono la loro funzione negli anni Novanta. Nel 2004 si crearono due figure che vennero definite direttore commerciale e direttore sociale. Probabilmente, parlando della struttura CFL, da quel momento (non essendoci forse la forza di applicare le procedure previste da B. Calvi) si è perduto qualcosa in termini di capacit di direzione e visione generale che è stata assorbita nel CdA. La struttura perse un po’ di autonomia direttiva che in quegli anni probabilmente non si avvertì, ma forse fu da lì che cominciarono a influire maggiormente le diverse sensibilità: quella finalistica/sociale e quella pragmatica/operativa. La prima può contenere la seconda. La seconda, fisiologicamente, non può contenere la prima. Non è un caso che il biologico sia nato, (inizialmente anche gestito) nel sociale. Sicuramente si saranno snellite le operazioni e le attivit avranno proceduto più celermente, ma mi resta il dubbio che da quel momento sia nata la dicotomia sociale/commerciale perdendo quella visione complementare e d’assieme prevista nello statuto.

In effetti se facciamo un elenco delle funzioni/attivit di un’impresa:

le funzioni direttive: la gestione dei libri sociali e il rispetto delle normative di legge, la gestione degli organi sociali, la gestione dei soci, la direzione e organizzazione generale e il posizionamento strategico e commerciale, l’amministrazione contabile e del personale, la comunicazione in generale e in particolare con i soci, le attivit educative in generale, le analisi sui risultati e la verifica della soddisfazione dei soci/clienti/proprietari;

le funzioni operative: l’applicazione delle strategie di acquisto e di vendita e delle linee organizzative, la gestione di risorse, mezzi, sistemi informativi e amministrativi, l’approvvigionamento e le vendite, la comunicazione in sala e verso l’esterno, la gestione delle attivit economiche diverse da quella di vendita dei prodotti,

vediamo che non esiste una linea chiara che separa il sociale dal commerciale. Si evidenzia di più, per esempio, la mancanza di una linea che separa la responsabilit della struttura rispetto al CdA. Anche il Comitato di Presidenza, creato per far da cerniera, serve più ad ammortizzare i problemi che a risolverli.

Allora oggi, in una situazione di crisi seria, dove assolutamente bisogna saper contenere/ridurre i costi, è facile che nascano dei conflitti di interpretazione sulle ragioni e le cause della crisi se non c’è una chiarezza di visione superiore. Non credo sia utile (e nemmeno intelligente) rivaleggiare fra i due punti di vista perché il socio che viene in CFL, a quanto pare, dai primi risultati del questionario, sembra che voglia che la CFL continui a viaggiare su entrambi i binari.

La nostra distintività, rispetto ad una concorrenza che sempre più incombe, sta nel fatto che i soci ci scelgono (in buona misura) per la credibilit che assicuriamo, la quale essenzialmente si basa su un paradigma di valori e principi che privilegia la difesa del consumatore e della sua persona nella sua interezza e integrità.

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