SAIT FESTEGGIA IL 120° ANNO DALLA FONDAZIONE

Sabato 23 novembre 2019, come presidente di CFL, cooperativa aderente al consorzio SAIT, ho presenziato alla ricorrenza del 120° anniversario della fondazione del consorzio SAIT, che si è svolta a Romeno in val di Non, il paese che ha dato i natali e dove riposa Emanuele Lanzerotti, fondatore ufficiale del SAIT. 

Proprio perché la nostra Cooperativa aderisce al consorzio, mi sembra giusto informare i soci e non soci della storia di questa importante realtà cooperativa e del suo fondatore. 

Emanuele Lanzerotti nasce a Romeno (val di Non) il 10 aprile 1872. Dopo il diploma di ginnasio a Trento, prosegue gli studi di ingegneria industriale al politecnico di Graz per poi laurearsi in matematica ed elettrotecnica all’università di Innsbruck (ai tempi il Trentino apparteneva all’Austria). 

Attratto dalla teoria cristiano–sociale, promuove la “Associazione Universitaria Cattolica Trentina” e si laurea anche in teologia. 

Conosce don Lorenzo Guetti, ispiratore della rivoluzione cooperativa del Trentino e sull’onda di queste idee innovatrici fonda nel 1894 la “Famiglia Cooperativa di Romeno”, probabilmente la prima cooperativa di consumo italiana. 

Il 5 marzo 1896, ad un convegno organizzato da don Guetti con tema “Contributo allo sviluppo della cooperazione”, Lanzerotti apre il suo intervento con un evangelico “Amatevi l’un l’altro come fratelli”. Per lui il principio su cui si fonda la cooperazione è quello di “giustizia e libertà”, che è la forza che scaturisce dall’unione di più persone che, collaborando, cercano il benessere proprio e comune. La solidarietà è il vincolo che unisce i membri della cooperativa. 

Cooperatore convinto, l’11 maggio del 1897 fonda la “Cassa Rurale Cattolica di Romeno”, ancora esistente senza la dicitura “cattolica”. 

La sua idea più importante la concretizza con la fondazione del “Sindacato Agricolo Industriale Trentino” (SAIT), quella che ancora adesso in Trentino viene considerata la madre delle cooperative, che in seguito si trasformerà in consorzio. 

Fa impressione, a 120 anni di distanza, l’attualità delle funzione primaria di questo “sindacato”. L’organizzazione dei consumi: “Dimmi quel che mangi e ti dirò chi sei”, accompagnata da una opportuna educazione al consumo. L’organizzazione della produzione: in quanto cooperativa centrale degli acquisti collettivi, sulla base dei bisogni accertati, deve farsi promotrice della produzione delle merci richieste. 

Sicuramente una visione nuova e secondo me ancora attuale. 

Convinto sostenitore della cooperazione integrale, oltre ad avviare cooperative di consumo e di credito, da ingegnere elettrotecnico si attiva anche per creare cooperative di produzione di energia elettrica, partendo da piccoli impianti idroelettrici per fornire energia a basso costo ad aziende artigiane e piccole industrie, ma sempre con lo sguardo avanti, progettando tranvie e ferrovie elettriche (siamo alla fine del 1800!). 

Costretto a lasciare il Trentino, perché condannato a morte per alto tradimento per le sue idee irredentiste, si trasferisce in Italia a Genova e nel 1919 è tra i fondatori della Federazione delle cooperative di consumo genovesi. 

Un personaggio molto avanti con le idee, che però, come del resto succede anche adesso, forse sono talmente innovative che non vengono accettate. Nel 1932, con ingegneri olandesi, progetta mini centrali eoliche da installare a nord di Trento per sfruttare quello che lui chiama “il carbone azzurro”, il vento. Troppo presto per essere capito. Il progetto viene scartato. 

A seguito anche di dolorose vicende famigliari, la morte della moglie e di una figlia, si ritira a Masnago (in provincia di Varese), dove presta la sua opera come ingegnere nel campo elettrico e ferroviario. Muore a Masnago nel 1955, senza mai smettere di credere nella cooperazione come unico modello di utilizzo dei beni comuni “del popolo per il popolo” (parole pronunciate da sua nipote, presente alla manifestazione). 

Dal 23 novembre del 1999, su iniziativa SAIT, in occasione del centenario del consorzio a tributo per la sua instancabile opera di cooperatore, riposa in pace nella sua Romeno in val di Non. 

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