Recensioni di agosto

Elvis Malaj
Dal tuo terrazzo si vede casa mia
Racconti edizioni, 2017, pag. 164
€ 14,00 (al socio € 11,90)

Dà il titolo al libro una frase tratta dall’ultimo dei dodici racconti della raccolta, “Morte di un personaggio”. Il titolo allude a quella distanza incolmabile che non è rappresentata da elementi fisici, territoriali o geografici, rappresentata dai luoghi comuni, dai razzismi e dai pregiudizi che si portano dietro atteggiamenti di disprezzo e battutine: al contrario la distanza che caratterizza le vite dei personaggi di questi racconti è tutta interiore, manifestandosi attraverso atteggiamenti di cinismo dietro ai quali si nascondono la malinconia e la ricerca del proprio posto nel mondo. Con una scrittura asciutta e semplice, l’autore rappresenta l’irrequietezza interiore e il senso di inadeguatezza rispetto alla realtà dei suoi personaggi, la sensazione di disagio, di non trovarsi mai al posto giusto.

L’autore, nato in Albania, si è trasferito in Italia a 15 anni con la propria famiglia; il libro è stato finalista al Premio Strega 2018.

Gian Carlo Caselli, Stefano Masini
C’è del marcio nel piatto!

Come difendersi dai draghi del made in Italy che avvelenano la tavola
Piemme editrice, 2018, collana “Mente e corpo”, pag. 216
€ 17,50 (al socio € 14,88) — disponibile in eBook a € 9,99

Gli autori di questo viaggio tra i meandri oscuri dell’industria agroalimentare italiana sono Giancarlo Caselli — qui in veste di presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare — e Stefano Masini — docente di Diritto agroalimentare all’Università di Tor Vergata, Roma. Made in Italy non è solo tradizione, buon cibo e buoni vini: tra i casi di sofisticazione alimentare famosi e meno famosi che ci vengono raccontati, con l’intenzione di educare il cittadino–consumatore invitandolo a fare scelte più consapevoli, il volume ricorda quando nel 1986 c’è chi aveva allungato il vino da tavola con il metanolo provocando un’ondata di avvelenamenti con 19 morti; nel 2014 la messa in commercio dei Wine kit (per un totale di 28 milioni di euro) per ottenere Amarone, Barolo e Valpolicella senza una sola goccia di vero succo d’uva; la possibilità di produrre una salsiccia in provetta o del latte sintetico; la messa in discussione della possibilità che alcuni cibi arricchiti di vitamine, antiossidanti ecc. facciano davvero bene; mettendoci in guardia dagli incarti e dalle etichette accattivanti e rassicuranti con le quali l’industria agroalimentare vorrebbe convincerci della bontà di tutti i suoi prodotti: spingendoci in realtà al consumo di cibi in grado di creare nel nostro cervello un desiderio irresistibile a consumarne sempre di più. Informarsi, compiere scelte responsabili quando compriamo un prodotto, essere consapevoli di ciò che abbiamo nel piatto ma anche delle conseguenza che la nostra spesa comporta per noi stessi e per il nostro Pianeta: questa la finalità del libro.

La prefazione è di Carlo Petrini.

Gian Carlo Caselli, nato ad Alessandria nel 1939, inizia la carriera in magistratura a Torino, come giudice istruttore impegnato in indagini sul terrorismo, in particolare sulle Brigate rosse. Dal 1986 al 1990 è stato membro del Consiglio superiore della magistratura; ha diretto la procura di Palermo dal 1993 al 1999, dalla cattura di Totò Riina ai grandi processi su mafia e politica. Dal 1999 al 2001 ha diretto il DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) e in seguito è stato il rappresentante italiano presso Eurojust; dopo aver ricoperto il ruolo di procuratore generale presso la Corte d’appello di Torino, il 30 aprile 2008 è stato nominato procuratore capo. Ha lasciato la magistratura nel dicembre 2013.

Stefano Masini è autore di pubblicazioni specialistiche per l’editore Giuffrè e divulgative per SlowFood, nelle materie del diritto agrario e alimentare; ha pubblicato oltre cento articoli di carattere scientifico nelle più prestigiose riviste e raccolte di settore. Attualmente coordina le attività dell’Area Ambiente e Territorio presso la Confederazione Nazionale Coldiretti, in rappresentanza della quale è designato nel Comitato scientifico della Fondazione Campagna Amica nonché dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.

Adam Zagajewski
Il fuoco eracliteo nel giardino d’inverno

Raffaelli, 2017, due volumi, pag. 104
€ 20,00 (al socio € 17,00)

Dice l’autore, citando le parole del poeta e saggista polacco Czesław Miłosz (1911–2004), che a scrivere versi non è l’abilità della mano, ma «il cielo, a noi caro ancorché scuro, / qual videro i genitori e i genitori dei genitori / e i genitori di quei genitori / nel tempo che fu». Per Adam Zagajewski — «voce sommessa sullo sfondo delle immense devastazioni di un secolo osceno, più intima di quella di Auden, non meno cosmopolita di quelle di Milosz, Celan o Brodskij» (Derek Walcott) — quel cielo è Leopoli (oggi l’ucraina L’viv), la città della Galizia «dove dormono i leoni», che alla fine del secondo conflitto mondiale intere famiglie dovettero abbandonare per essere deportate nella Slesia sottratta alla Germania e assegnata alla Polonia. “Ridatemi la mia infanzia / quella repubblica di passeri garruli / le smisurate selve di ortiche / il pianto notturno del timido allocco / … // Adesso, oramai, saprei sicuramente / come essere bambino, saprei / come guardare gli alberi coperti di brina / come vivere immobilmente”: la citazione è uno dei passi delle dieci poesie contenute nel volume, corredato nella seconda parte da cinque importanti contributi critici all’autore; tra le tematiche ricorrenti dell’autore troviamo la memoria individuale che convive con quella collettiva, il concetto di esule e quello di patria, intesa come luogo mai perduto dell’infanzia; a questo proposito dice l’autore: “Ho due patrie, due infanzie. Una reale, della memoria, ricordando l’odore di erbacce e foglie di pioppo, il parco e la piazza. E la seconda, mai esistita, a Leopoli, città che è diventata per me interamente mitica, imperscrutabile, misteriosa, meravigliosa”.
Zagajewski, nato in Ucraina ma considerato di origine polacca, ha vissuto in Slesia e poi a Cracovia, dove si è laureato alla Jagiellonian University; ha scritto poemi e saggi, ed è tra i poeti della Generation of ‘68’ o Nowa fala. Ha vinto il Berliner Kunstlerprogramm, il Kurt Tucholsky Prize, il Prix de la Liberté, il Guggenheim Fellowship, il Neustadt International Prize for Literature nel 2004 ed è stato candidato più volte al Premio Nobel per la Letteratura; dal 1988 vive tra Parigi e Houston.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.