RECENSIONI DI GIUGNO

Iida Turpeinen
L’ULTIMA SIRENA 
Neri Pozza, collana “I narratori”, 2024, pag. 248 € 18,00 (al socio € 17,10) 
La ritina di Steller: l’ultima “sirena” —una creatura mite, dal comportamento sociale, abitante dei mari freddi, totalmente vegetariana: portata all’estinzione nel giro di breve tempo dalla caccia sconsiderata degli esseri umani. 

Tutto comincia con la spedizione navale del comandante Vitus Bering, nel 1741, in quella parte di oceano che da poco si chiama mare di Bering. Non esistono ancora le mappe geografiche della zona e le due navi finanziate dall’impero russo, che durante ottomila chilometri di attraversamento della Siberia si avventurano in mari totalmente ignoti, hanno una finalità esplorativa e geografica: a bordo, oltre all’equipaggio, vi sono cartografi e il naturalista tedesco Georg Wilhelm Steller. A causa delle avverse condizioni meteorologiche le due navi in breve tempo si perdono di vista: mentre una riuscirà fortunosamente a riprendere la rotta tornando verso la Russia, quella di Bering e Steller, completamente in balia dei venti, si arena naufragando al largo di una piccola isola a nord del Pacifico, sconosciuta e completamente disabitata, dove i sopravvissuti passeranno mesi cibandosi di ciò che trovano: tra gli animali cacciati, la ritina di Steller, l’enorme mammifero marino mai avvistato né descritto prima di allora. 

Con un salto temporale — ma strettamente logico — l’autrice ci porta in Alaska, 1859: qui troviamo il governatore Furuhjelm che, per conto della Compagnia russo–americana, dovrebbe procacciare animali da pelliccia per risanarne i conti — in realtà foche e volpi sono ormai introvabili, sterminate dalla caccia sfrenata degli uomini. Il governatore è anche un collezionista di animali: la sua ambizione è quella di arricchirla con la mitica ritina di Steller, che nessuno ha mai più avvistato da tempo; del gigantesco animale verranno ritrovate solo le ossa. Cent’anni dopo: nelle isole Aspskär, in Finlandia, il tassidermista John Grönvall deve riscostruire lo scheletro della gigantesca ritina di Steller, estintasi per mano dell’uomo 27 anni dopo la sua scoperta; verrà collocata in una sala del Museo zoologico. Nel 2017, di nuovo tutto cambia: le infinite collezioni — di ossa, di animali impagliati, di scheletri, di uova di uccelli ormai estinti… — non interessano più a nessuno; gli scantinati si riempiono di reperti accumulati dai collezionisti per decenni. Attraverso le vicende narrate, la scoperta e l’incontro con la ritina di Steller diventano il simbolo dell’irreversibile distruzione della natura da parte degli esseri umani: infinite creature che nel corso dei secoli sono state sottoposte a una caccia insensata e indiscriminata, portandole all’estinzione — un concetto che nel corso del Settecento e dell’Ottocento ci si rifiutava anche solo di prendere in considerazione, quasi fosse ritenuto impossibile: una consapevolezza da rigettare; oggi un monito per l’umanità tutta. 

Un libro ricchissimo di suggestioni, non solo letterarie, che si colloca al di fuori dei “generi” letterari convenzionali. 


Piero Dorfles
AMBLIMBLÉ –
Rime e riti dei giochi di strada 
Edizione Manni, 2025, pag. 144, € 16,00 (al socio € 15,20) 

L’autore ci trasporta in un passato non così lontano, che è appartenuto a molti di noi: come si giocava una volta, quando i bambini passavano gran parte del tempo in strada o nei cortili, senza avere a di sposizione tutti gli svaghi e le distrazioni di oggi, a partire da quelli elettronici e digitali? Eccoli qui i giochi “di allora”: giochi soprattutto di gruppo come tana liberatutti, le biglie, dire fare baciare lettera testamento, facciamo che ero, campana, lo schiaffo del soldato, la lippa, rubabandiera, le belle statuine e tanti tanti altri. Accanto ad essi, Dorfles raccoglie anche le conte che li accompagnavano: filastrocche e poesiole spesso surreali, apparentemente senza significato, ispirate al lavoro, alle fiabe, alla parodia della vita adulta. Tutto aveva un senso, e i giochi collettivi sono stati fondamentali nella formazione di quei bambini di allora: attraverso i giochi di strada si imparava a confrontarsi con gli altri stabilendo regole e rispettandole, in un contesto in cui si era tra pari, dove le differenze sociali ed economiche non contavano; si imparava ad uscire dalla sola relazione della famiglia per entrare in una relazione sociale, allargata, di un piccolo gruppo protetto di bambini (non solo di coetanei, non solo di pari età): imparando a interagire con tutti, anche con chi era diverso culturalmente e socialmente, imparando a stare con tutti rispettando le regole del gioco. 


Fulvia Degl’Innocenti
LA STAFFETTA PARTIGIANA 
Edizioni Lapis, collana “I lapislazzuli”, pag. 32, illustrato, rilegato € 16,00 (al socio € 15,20) 

È la storia vera di Flora Monti, la partigiana più giovane d’Italia, classe 1931, raccontata ai bambini in un album illustrato. Flora aveva solo 12 anni quando ha iniziato a fare la staffetta nei boschi di Monterenzio, sull’Appennino bolognese: con i bigliettini dei messaggi segreti da portare ai partigiani, piegati e nascosti tra le trecce che le faceva la mamma, trattenuti da un fiocco, lei corre in mezzo ai boschi, si nasconde nei cespugli, veloce come il vento. 

Flora ancora oggi è entusiasta e battagliera, ha un piglio energico e un grande sorriso, e racconta la sua storia alle giovani generazioni: «Ero una ragazza eppure mi rispettavano. Qualcuno aveva messo in giro la maldicenza che le staffette fossero ragazze facili, ma non era vero. Le partigiane erano serie come gli uomini», racconta; e conclude: «Il 25 aprile per me è la festa più bella, e spero che siano tante le persone che la pensano come me, bisogna aver provato per capire cosa si è passato in quei momenti». 

Un racconto che è un omaggio a chi ha corso senza mai voltarsi indietro, per portare speranza e coraggio in un tempo buio. 

Illustrazioni di Sara Cimarosti. 

LETTURA INDICATA DAI 6 ANNI 

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