Recensioni di febbraio 2016

donna-anziana-che-legge-un-libro-31014873Amara Lakous
 Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio
ediz. E/O, 2011, collana Tascabili e/o”, pag. 129, € 9,50 al socio € 8,07 – disponibile in Ebook a € 6,99

“Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio” (premio Flaiano per la narrativa e premio Racalmare – Leonardo Sciascia), è una commedia all’italiana scritta da un autore di origine algerina. Il romanzo mette in scena un omicidio a piazza Vittorio, mescolando in modo irresistibile satira di costume e romanzo giallo, su una scoppiettante polifonia dialettale che ci ricorda l’Emilio Gadda del “Pasticciaccio”. La piccola folla multiculturale che anima le vicende di uno stabile a piazza Vittorio sorprende per la verità e la precisione dell’analisi antropologica, il brio e la leggerezza del racconto. A partire dall’omicidio di un losco personaggio soprannominato “il Gladiatore”, si snoda un’indagine che ci consente di penetrare nell’universo del più multietnico dei quartieri di Roma, appunto piazza Vittorio. I frammenti di vita quotidiana intrecciati attorno all’ascensore, puntualmente all’origine di tante dispute condominiali, sono la scena che ci permette di comprendere il punto centrale del tanto discusso e nominato scontro di civiltà che assilla il nostro presente e il nostro futuro, e infiamma il dibattito politico, sociale e religioso-culturale dei nostri giorni. Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film, diretto da Isotta Toso. Amara Lakhous è nato ad Algeri nel 1970 e vive in Italia dal 1995. Laureato in filosofia all’Università di Algeri e in antropologia culturale alla Sapienza di Roma, in questa stessa università ha conseguito un dottorato di ricerca sugli immigrati musulmani arabi in Italia. Dello stesso autore le Edizioni hanno pubblicato “Divorzio all’islamica a viale Marconi” e “Un pirata piccolo piccolo”. I suoi romanzi sono stati tradotti in diverse lingue. Oggi vive a Torino.
 John Trudell
 Graffiti man. Una resistenza indiana
edizioni Selene, 2007, collana “Distorsioni”, pag. 287,
€ 11,00 al socio € 9,35

John Trudell se n’è andato l’8 dicembre 2015, a 69 anni, dopo una lunga malattia: attivista e cantautore, nelle sue canzoni ha raccontato la storia e i diritti dei nativi americani, tanto da diventare, nel 1979, presidente dell’American Indian Movement. John Trudell, nativo american Sioux-Santee, era nato in Nebraska il 15 febbraio del 1946, e cresciuto nella riserva indiana Santee al confine con il Dakota del sud. Con lui scompare un simbolo, un riferimento e una parte importante di storia della resistenza cinquecentenaria dei popoli nativi americani; da sempre si è dedicato alla difesa dei nativi americani, vittime delle discriminazioni perpetrate dai governi americani.  Vale la pena di ricordare la sua storia, piena di avvenimenti importanti e tragici, che ne hanno segnato profondamente il percorso umano, politico e artistico. A 17 anni lasciò la scuola per arruolarsi in Marina e, come tanti altri nativi americani, partì per il Vietnam; poi nel 1967 abbandonò la carriera militare. Trudell abbracciò quindi l’impegno civile prendendo parte alla storica occupazione dell’isola di Alcatraz nel 1969, insieme a migliaia di altri nativi americani di tutte le tribù, per denunciare i diritti calpestati delle popolazioni indigene. Attraverso una trasmissione radiofonica notturna, fu una delle voci più significative che testimoniava quotidianamente quel che accadeva ad Alcatraz. Trudell divenne uno degli esponenti di spicco dell’AIM (America indian movement) e Inevitabilmente finì sul libro nero dell’FBI, che su di lui aprì un fascicolo di ben 17 mila pagine. Nel 1979, mentre si trovava a Springfield, a capo di una manifestazione contro le violenze e le intimidazioni esercitate dall’FBI contro i nativi americani, venne ferito a quindi arrestato. Dodici ore dopo la dimostrazione, mentre era recluso nell’infermeria del carcere, ignoti appiccarono il fuoco alla sua casa, uccidendo sua moglie Tina, che era incinta, i loro tre figli piccoli e la madre di lei.  Fu tutto archiviato come “incendio accidentale”, ma per molti quel massacro aveva un nome e un mandante, cioè l’FBI. -ovviamente impossibile da perseguire giuridicamente per l’assoluta mancanza di prove e testimoni.  Una tragedia che ha segnato per sempre la vita dell’artista, e che è stata raccontata nel 1992 nel film “Cuore di tuono”, diretto da Michael Apted e interpretato dall’attore Val Kilmer e da John Trudell. Trudell finì letteralmente spezzato dalla vicenda, smise la protesta attiva e si dedicò a nuovi linguaggi, sia per lenire le ferite che per continuare la sua protesta. Scoprì nella musica e nella poesia un nuovo modo di comunicare il suo pensiero, arrivando a una discografia che comprende 16 album; nel 2014 gli è stato assegnato il premio Tenco, edizione dedicata alle “Resistenze”.  Il suo primo disco “Aka as Graffiti Man” uscì nel 1986 grazie all’aiuto di Jackson Browne; l’opera fu definita da Bob Dylan il migliore disco dell’anno. La sue parole sono ora tutte raccolte in Graffiti Man, antologia di scritti ma soprattutto di liriche, tratte dai suoi diversi lavori discografici, cominciati con Tribal Voice nel 1983 ed approdati ai più recenti ed acclamati Blue Indians e Bone Days. Qui sono presentati tutti in sequenza e tradotti, senza perdere minimamente la loro forza evocativa: messaggi e parole pesano come macigni, al loro interno sono racchiusi i temi principali che hanno accompagnato da sempre la sua vita artistica: il riscatto del popolo dei nativi americani, il rispetto della Madre Terra e del suo respiro, il dominio e le guerre della società bianca capitalista. Le parole delle sue canzoni, qui trascritte, raccontano di un “uomo del suo tempo”, che ha lanciato le sue battaglie apertamente, pagandole a caro prezzo.

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