La globalizzazione, che speravamo significasse estensione globale dei diritti umani, è stata invece asservita a interessi economico–finanziari monopolisti e ha determinato l’abbattimento totale di frontiere e regole per lo spostamento da un capo all’altro del mondo di capitali e merci e, purtroppo, anche di essere umani.
Oggi, su questo Pianeta, quasi un miliardo di sorelle e fratelli muoiono di fame per povertà, non per scarsità: un terzo del cibo è sprecato e con quel terzo sfameremmo quattro volte chi non ha regolare accesso al nutrimento. La fame è, in parte, la conseguenza del diritto negato a determinare le proprie politiche agricole e alimentari, dunque alla sovranità alimentare.
La politica, soprattutto per quanto riguarda il cibo, deve rimettere al centro il bene comune dei popoli che rappresenta. E non lo sta facendo. E allora coltiviamo un orto perché “se hai un orto e una biblioteca non ti serve nient’altro”, diceva Cicerone. Coltivare un orto è un modo semplice, poetico, concreto e rivoluzionario per esercitare la libertà.
Nello spazio della libertà orticola conosco la biodiversità, costruisco un corretto rapporto col cibo, svolgo un ruolo di grande responsabilità in un ecosistema complesso e capisco la fondamentale importanza di preservare le risorse necessarie e comuni, suolo fertile e risorsa idrica in primis.
L’orto in terrazza rende bella la terrazza e anche noi: ci permette di uscire dalla condizione passiva di consumatori a quella attiva di artefici, produttori, creatori! Ci permette di esercitare il pensiero artigianale, che per sua natura abbraccia la complessità, e di accedere a competenze agronomiche che possiamo rendere “domestiche”. E l’orto comunitario, nei luoghi collettivi, rende belli gli spazi di tutti: scuole, ospedali, biblioteche, carceri, quartieri periferici, centri diurni, ecc. Spazi condivisi in cui produrre cibo e bellezza. Spazi di scambio intergenerazionale e interculturale, di incontro e dialogo, di inclusione e gratuità! Dove rendere la sovranità alimentare una pratica quotidiana e locale nella prospettiva globale di un Pianeta che deve urgentemente rendere il sistema alimentare giusto per tutte e tutti, soddisfacendo le necessità di oggi senza compromettere la possibilità di soddisfarle anche domani. Perché le nuove generazioni ci guardano e un futuro di pace e prosperità è ciò che gli dobbiamo.
Barbara Nappini presidente di Slow Food Italia
Da Il Fatto Quotidiano, lunedì 26 maggio 2025



