Finanza etica, è ora di cambiare rotta

Dall’1 al 30 novembre 2018, mese della finanza etica, le socie e i soci di Banca Etica hanno presentato iniziative in tutta Italia per raccontare la finanza etica a imprese, organizzazioni e persone che in banca chiedono l’interesse più alto: quello di tutti.

A Treviglio il 15 novembre alle 20:45, nell’ambito del ciclo sulla finanza organizzato in collaborazione con l’Associazione Risorse, si è svolta una serata presso l’Istituto Oberdan dal titolo “Il ruolo della finanza etica in un mondo dominato dalla logica del profitto. Nascita e sviluppo di Banca Etica in Italia”. Il relatore della serata Maurizio Bianchetti, membro del CdA di Banca Etica, ha ampiamente illustrato l’argomento, dando interessanti spunti di riflessione.

Anche presso l’Area soci di CFL sabato 24 novembre dalle ore 11 alle ore 12 circa, Andrea Bravi, responsabile della sede di Bergamo di Banca Etica, ci ha raccontato lo spirito dei tanti cittadini che hanno creduto in questa sfida ed hanno contribuito dal basso alla nascita di Banca Etica nel 1999. Ci ha anche illustrato come aprire un conto in Banca Etica o avvicinarci ad altre forme di investimento tramite Etica SGR.

Nell’ambito di queste iniziative, riportiamo di seguito uno stralcio dal recente editoriale di Andrea Baranes, presidente della Fondazione Finanza Etica, pubblicato sul sito di Banca Etica.

Dopo il fallimento di Lehman Brothers

Ripensiamo a cosa è successo da quando, esattamente dieci anni fa, la Lehman Brothers dichiarava fallimento nel momento più drammatico ed emblematico della crisi.

Fiumi di inchiostro per denunciare le responsabilità del casinò finanziario, solenni promesse delle istituzioni di intervenire in maniera rapida quanto rigorosa.

E invece? Nessuno dei responsabili è stato condannato, mentre le banche sono state salvate con montagne di soldi pubblici; la crisi ha provocato danni giganteschi all’economia nel suo insieme, e in particolare alle fasce più deboli della popolazione, assieme a un vergognoso aumento delle diseguaglianze.

Al di là dei salvataggi, i mercati vengono inondati di liquidità. Oltre 11.000 miliardi di dollari dalle banche centrali di USA, Giappone ed Europa. Risorse che in massima parte rimangono incastrate in circuiti finanziari se non speculativi, senza arrivare all’economia reale.

Una nuova bolla?

Nel frattempo le nuove normative riguardano in massima parte l’attività creditizia delle banche. Quasi nulla sulle proposte per contrastare la finanza–casinò, dalla tassa sulle transazioni finanziarie alla separazione tra banche commerciali e di investimento ad altro ancora.

Il combinato disposto di eccesso di liquidità e mancanza di regole si traduce in un sempre più ampio scollamento tra i valori della finanza e i fondamentali dell’economia: la definizione stessa di una nuova bolla. Oggi il suo scoppio non sembra questione di “se”, ma di “quando e come”. Per molti versi siamo in una situazione addirittura peggiore rispetto al 2007: le Borse ai massimi, così come le paghe dei top manager; banche “too big to fail” ancora più grandi; strumenti finanziari sempre più complessi e sconnessi dalla realtà. Il tutto mentre conti pubblici ed economia portano ancora le cicatrici dell’ultimo disastro.

Possiamo cambiare rotta

In questo quadro già desolante, l’aspetto più preoccupante non è tanto finanziario quanto culturale. È incredibilmente tornata di moda l’idea che solo una finanza libera da lacci e laccioli potrebbe trainare l’economia. Le lobby finanziarie rialzano la testa e tornano senza vergogna a chiedere l’abbattimento di regole e controlli.

Per questo dobbiamo mettere in campo una “contro–lobby” per un radicale cambio di rotta. Partendo con il denunciare l’assenza di coraggio e di iniziativa politica di questi anni. È su queste basi che le reti della società civile europea hanno deciso di lanciare la campagna Change Finance, organizzando azioni e iniziative in tutta Europa in occasione dei dieci anni dal fallimento della Lehman Brothers.

Se c’è qualcosa di nuovo rispetto a dieci anni fa, se c’è un segnale di speranza, è proprio in questo impegno, nella consapevolezza di fasce sempre più ampie della società, di reti e organizzazioni. Persone che si interrogano sull’uso che viene fatto del loro denaro, partecipano e si pongono domande. Ora più che mai tale impegno è necessario. Siamo noi a dovere scendere in campo e cambiare le cose. Perché non possiamo aspettare passivamente la prossima crisi e i conseguenti disastri; perché non vogliamo accettare un sistema che privatizza i profitti e socializza le perdite; perché pretendiamo una finanza che sia al servizio dell’economia e delle persone, e non viceversa.

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