LE UOVA FANNO AUMENTARE IL COLESTEROLO

L’uovo è un alimento eccezionale, perché contiene dentro di sé tutto il necessario per lo sviluppo di una nuova vita. 

È una fonte di proteine di alta qualità, è ricco di vitamine, sali minerali, antiossidanti. Contiene anche un quantitativo importante di colesterolo, ma forse non tutti sanno che il colesterolo svolge funzioni essenziali nel corpo umano, tanto da essere prodotto dal nostro organismo (per circa l’80%, mentre solo il 20% è introdotto con l’alimentazione). 

Se vuoi davvero prevenire il problema del colesterolo troppo alto, cerca di fare movimento, riduci i grassi di origine animale e arricchisci la tua dieta con una bella varietà di cibi vegetali. 

E se ti piacciono le uova, niente paura! Puoi mangiarne fino a quattro alla settimana. Ma sceglile con attenzione, perché le uova non sono tutte uguali! 

Dietro un uovo spesso ci sono galline che non vedranno mai la luce del sole né un filo d’erba, talmente strette l’una all’altra da non poter neppure aprire le ali, quasi sempre nutrite con mangimi che contengono soia e mais OGM, antibiotici, coloranti, residui di pesticidi e microplastiche. 

Leggi con attenzione l’etichetta, informati sul metodo di allevamento e non farti ingannare: allevate a terra non vuol dire che gli animali siano liberi di razzolare! Acquista uova biologiche e di galline allevate all’aperto: farai una cosa buona per il benessere degli animali, per la tua salute, per il tuo palato e per il pianeta!

LE UOVA FANNO AUMENTARE IL COLESTEROLO

FALSI MITI DA SFATARE

a pesticidi di cui in Sicilia secondo lo stesso Farina non c’è bisogno. Questo anche perché, come spesso accade nei casi in cui una coltura viene portata in un luogo diverso da quello in cui si trovava in origine, in Italia non ci sono gli avversari naturali che la pianta deve fronteggiare in America. Gli unici due antagonisti che deve affrontare sono semmai il freddo — a pochi gradi sotto lo zero, le piante muoiono — e il vento. «Il problema principale è il clima: non si può coltivare ovunque. In Sicilia ho visto molti impianti morti», osserva Farina. 

Così, sebbene ancora non esistano protocolli né consorzi che vigilino sull’operato, sembra che finora in Sicilia si stia lavorando in modo oculato sotto un profilo ambientale. Le varietà coltivate sono una manciata e si sono adattate bene al clima di alcune zone dell’isola, soprattutto là dove il terreno è meno argilloso e pioggia e umidità non mancano. «L’avocado in Sicilia cresce soltanto in aree vocate, non è possibile pensare a una distribuzione totale sul territorio», spiega Farina; «le rese sono buone e dipendono da diversi fattori fra cui la varietà — quella che la fa da padrona è la californiana Hass — e il numero di piante per ettaro». 

Nella zona del catanese, ai piedi dell’Etna, si trova un microclima che consente all’avocado di crescere con un ridotto impatto idrico, uno degli aspetti più criticati di questo frutto. «A Giarre ci sono condizioni pedoclimatiche e di umidità positive per l’avocado: abbiamo oltre 600 millilitri di precipitazioni annue, è una delle zone più piovose della Sicilia», racconta Passanisi; al clima favorevole questo entusiasta giovane imprenditore unisce una fortuna strutturale: anni fa suo nonno scavò un pozzo che attinge acqua direttamente da una falda acquifera che scende dall’Etna. Ma al di là di questo, resta convinto che «la vocazione del territorio per questo tipo di coltivazione è fondamentale: non si può forzare ed è inutile andare contro la natura. Noi, per esempio, non abbiamo bisogno neanche di concimare». Un lusso che deriva dal terreno vulcanico su cui crescono le piante, ricco di elementi preziosi per l’avocado; un fatto già noto in Messico, principale esportatore al mondo, dove le piante proliferano su terreni analoghi. 

Nella stessa provincia, a Montargano sorge Casa CoS, principale coltivatore del network Bravocado che commercializza il frutto siciliano nel nord Italia e già dal nome — geniale — punta a un’immagine che allontani la mente dei clienti da un frutto nocivo per l’ecosistema. Anche qui ci comunicano che l’apporto idrico artificiale è contenuto: «La piantagione viene irrigata per due ore a settimana, per 10 litri al secondo (72.000 litri totali), metà dei quali è destinato alla piantagione, e l’altra metà al resto del giardino». 

Un’altra zona in cui i problemi di siccità non sono noti è quella delle basse valli dei Nebrodi, nel messinese, dove «c’è molta acqua di qualità che arriva dall’alta montagna. Ci sono fasi della crescita in cui l’avocado ha bisogno di più acqua, come quelli in cui accumula grassi. In altre fasi fenologiche non critiche il fabbisogno idrico è invece contenuto. Nelle zone in cui l’interazione tra una varietà e l’ambiente non è positiva, per cui la pianta inizia ad avere problemi e non si adatta bene, c’è siccità o l’acqua è di scarsa qualità, allora la sua coltivazione non è sostenibile. Ma in Sicilia ci sono diverse aree dove l’impatto ambientale della coltivazione di avocado non supera quello delle coltivazioni tradizionali dell’isola», conclude Farina. 

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CUCINA DI STAGIONE

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