Recensioni di novembre

Peter Handke
SAGGIO SUL LUOGO TRANQUILLO

Guanda editore, 2014, collana “Prosa contemporanea”, pag. 108, € 13,00

Quest’anno il premio Nobel per la letteratura 2019 è stato assegnato allo scrittore austriaco Peter Handke, a conclusione di una lunghissima carriera letteraria, cominciata negli anni ’60 con l’adesione alla sperimentazione letteraria del Gruppo di Graz, il cui obiettivo era quello di porsi in modo critico nei confronti dei maggiori rappresentanti culturali viennesi, e del loro ambiente conservatore. Negli stessi anni troviamo la presa di posizione del 1966 verso gli intellettuali della Repubblica Federale tedesca, accusati da Handke di non essere capaci di stare al passo con i tempi, attraverso l’utilizzo di uno stile e di una sintassi letterariamente conformisti; proseguita quindi con la polemica verso il teatro dialettico di Bertolt Brecht e quello documentario di Peter Weiss, ritenuti incapaci di agire in modo efficace nella società e nel tempo in cui operavano: a queste tipologie di teatro. Handke contrapponeva i “pezzi teatrali parlati”, basati sulla lingua della strada, dell’immediatezza e della spontaneità. La motivazione del premio da parte della giuria è “per un lavoro influente che con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esistenza umana”. Il libro che vi proponiamo ci sembra cogliere in pieno il giudizio dell’Accademia svedese: è incentrato sul tema del viaggio e su quello della ricerca di identità, anche linguistica: il lettore viene accompagnato in paesaggi europei e orientali, spesso “ai margini” (dalla cascina rurale nel Sud della Carinzia a un collegio, da una stazione ferroviaria ai giardini di un tempio giapponese o a un parco pubblico in Portogallo); tutti  luoghi dove poter sostare e rifugiarsi, in cui -attraverso il linguaggio- riuscire a diventare un “misuratore di spazi” e uno “sperimentatore di passaggi”, sperimentando incontri imprevisti e interrogandosi sulla propria identità.


Olga Tokarczuk
I VAGABONDI

Ediz. Bompiani, 2019, collana “Letteratura straniera”, pag. 384, € 20,00

Il premio Nobel per la letteratura 2018 non è stato assegnato l’anno scorso a causa dello scandalo per molestie sessuali che aveva coinvolto il fotografo e regista franco-svedese Jean Claude Arnault -accusato da 18 donne e poi arrestato per stupro-, marito di una delle giurate dell’Accademia di Svezia, la scrittrice Katarina Frostenson; la giuria aveva deciso di sospendere l’assegnazione e rimandarla all’anno successivo, appunto il 2019. Quest’anno quindi i premi Nobel per la letteratura sono stati due, e quello per il 2018 è stato assegnato con un anno di ritardo a Olga Tokarczuk, per la sua “immaginazione creativa che con enciclopedica passione rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita”. La scrittrice, nata nel 1962 a Sulechòw, in Slesia, ha esordito nel 1989 con la raccolta di poesie “Città negli specchi”. “I vagabondi” è un testo frammentario incentrato sull’idea di un’umanità sempre in movimento, agevolata in questo dall’evaporazione delle frontiere e dall’intensificarsi degli spostamenti aerei; tematica nei libri precedenti è stato anche il punto di vista di chi sosta “al limite”, senza dover necessariamente superare fisicamente confini o barriere.“Muoviti, vai, beato è colui che parte”:  poter essere eterno movimento è il filo conduttore che qui lega le esistenze di uomini e donne che l’autrice ci descrive; tra questi la sorella di Chopin, che porta il cuore del musicista da Parigi a Varsavia, per seppellirlo a casa; l’anatomista olandese scopritore del tendine di Achille, che usa il proprio corpo come terreno di ricerca; Soliman, bambino nigeriano rapito dal suo paese per essere portato alla corte d’Austria prima come mascotte, poi ucciso, impagliato e messo in mostra; i bieguni, popolo di nomadi slavi che danno il titolo al libro, e che conducono una vita itinerante, aspettandosi dagli altri gentilezza. Il libro è stato vincitore dell’International Man Booker Prize 2018, e finalista al Premio Gregor von Rezzori Città di Firenze 2019.


A cura di Chris Ying 
IL TUO CIBO È IL MIO CIBO

MAD e Slow Food editore, pag. 214, € 20,00

Uscito per la prima volta nel 1987, il libro viene ora riproposto –a distanza di quasi trent’anni dalla sua prima edizione- per la prima volta con una nota dell’autrice, scomparsa per propria scelta a Zurigo il 26 luglio 2018. Le ricette sono divise come in un manuale: quelle per i bambini, gli stuzzichini, i primi e i secondi piatti, le uova, le verdure, dolcezze e conservare –ognuno di questi è il titolo di un capitolo. Ognuna delle ricette è però anche un’occasione per raccontare storie antiche e recenti di amicizie, incontri, rapporti familiari; quelle più antiche provengono dalla famiglia ebraica, la nonna in Israele (allora ancora Palestina), le zie, la madre (Xenia Silberberg, alias Marina Sereni, fondatrice insieme a Teresa Noce di “Noi donne” a Parigi nel 1937), il padre Emilio –dirigente del PCI. Clara Sereni parlando di cibo e di ricette racconta di sé e della sua generazione; così ogni piatto riporta alla luce un ricordo: la minestra dei Sette Grani rievoca la maternità, la pasta e fagioli il Sessantotto, un polpettone fa affiorare nei ricordi il consolidarsi di un’amicizia, una frittata di zucchine porta alla luce la figura del Emilio Sereni, intento a discutere con Pietro Nenni sulla spiaggia di Formia.


Maria Enrica Agostinelli
SEMBRA QUESTO, SEMBRA QUELLO

Salani Editore, € 12,90

Un libro per bambini e un gioco intelligente che ci insegna che il mondo non è come sembra e ci aiuta a distinguere le cose che si somigliano: trova tutti i pezzi della realtà  per conoscere la verità . Quest’uomo è brutto, cattivo e senza cuore? Guardagli alle spalle: nasconde un fiore.

Età  di lettura: da 6 anni.

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