UNITI CE LA FAREMO – intervista

Nel numero precedente di Gente che coopera abbiamo avviato una rubrica che vuole dare voce ai soci e raccontare il loro rapporto con la Cooperativa. Ci troviamo già nell’impossibilità di dare continuità al progetto iniziale, che riprenderà quando potremo incontrarvi nei nostri punti vendita. Nel frattempo abbiamo interpellato, tramite mail e telefono, tre socie sull’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. 

Pandemia: la parola che si è inserita a forza in tutti i notiziari e le conversazioni telefoniche cui ci obbliga la segregazione, è antica e contiene già in sé molte spiegazioni. Deriva dal greco ed è composta dal prefisso “pan”, che significa “tutto” e dalla parola “dèmos” che significa “ popolo”. La parola letteralmente significa “che è proprio di tutto il popolo” ed è stata utilizzata nel tempo per indicare una malattia che si diffonde in tutta la popolazione.

Oggi, nel 2020, in un mondo che è iper–collegato e iper–connesso, il popolo è la popolazione mondiale e questa malattia che ci colpisce, la polmonite bilaterale da covid-19, lo fa senza distinzione di continente, nazione, sesso o reddito. È la malattia di tutti.

Nel ventesimo secolo le grandi pandemie influenzali sono state 3 e quella che stiamo vivendo è la I° del XXI° secolo. Per molti di noi è una situazione sconvolgente, per altri una dura prova tra altre già affrontate. Proviamo a sentire come vivono questo momento difficile tre socie CFL diverse per età e per il modo in cui stanno vivendo la reclusione ma unite da una comune convinzione: ce la faremo!

Margherita Doneda, classe 1942, insegnante in pensione e nonna

Come sono le tue giornate in questo periodo?
Sono in isolamento e non posso vedere i miei due nipotini di 2 e 6 anni che accudivo regolarmente e sono preoccupata per i mie parenti anziani. Mi manca incontrare amiche ed amici e poter andare in bicicletta alle conferenze, alle mostre e alle attività a sfondo sociale cui partecipavo. Non esco nemmeno per la spesa perché utilizzo il servizio a domicilio e resto in casa. Per il resto sento parenti e amici grazie al telefono, uso le videochiamate che sono un grande aiuto, sento i telegiornali e leggo molto.

Come ti senti?

Io sto bene ma l’angoscia per i parenti e gli amici malati è grande! Ho già perso una parente di Como senza poterla vedere né prima né dopo la morte e ora anche mio fratello è malato e non sappiamo cosa succederà. Non poter vedere i nostri cari in momenti così tristi è terribile e se moltiplichiamo per tutti questa situazione, lo scenario è tremendo. Rispetto la clausura e resto in casa e spero che questo serva ad arrivare presto al momento in cui i contagi si fermeranno e potremo piano piano riprendere a vivere in modo più sereno.

Hai vissuto emergenze simili in passato?

Sono nata nel II° dopoguerra e cresciuta quindi in un’ambiente già provato.

Ricordo che nel 1957/60 ci fu una pandemia, chiamata influenza Asiatica, che già allora causava polmoniti mortali. Avevo appena iniziato a lavorare negli uffici della Trans (?) di Treviglio, ero molto giovane, e la gente iniziò ad ammalarsi: guariva chi aveva la fortuna di superare la febbre altissime e la difficoltà respiratorie, in casa propria. Ossigeno e saturazione non sapevamo neanche cosa fossero!

Com’era la vita durate la pandemia di asiatica ?

Non ci furono provvedimenti statali e nessuna restrizione particolare. Chi stava bene andava a lavorare normalmente e chi si ammala stava a casa e veniva curato con i farmaci a disposizione e rimedi casalinghi come tisana e impacchi: si provava un po’ di tutto.
Io mi ammalai e ricordo questo lungo periodo a letto, sfocato per via della febbre altissima, momenti di delirio e un giorno in cui volli andare in bagno da sola e svenni. Mio padre mi prese in braccio e mi riportò a letto; per aiutarmi mi mise sulla pancia una borsa dell’acqua calda bollente che mi lasciò una piccola ustione di cui porto ancora il segno

Un messaggio per chi legge?

Oggi, come tutti, soffro per la clausura ma sono certa che questo periodo passerà e se sapremo essere saggi, e imparare dall’esperienza, potremo cambiare in meglio la nostra società e gettare le basi per un futuro diverso. Intanto possiamo essere pazienti, forti e sostenerci come possiamo gli uni con gli altri senza cedere alla tristezza o alla pura: siamo una società forte e ce la faremo grazie all’aiuto di tutti.

Bianca, classe 1981, libera professionista e mamma di Sofia, 2 anni 

Come sono le vostre giornate in questo periodo?
Siamo come tutti in isolamento e abbiamo la fortuna di non essere malate e non avere nessun parente in gravi condizioni. Stare in casa 24 ore su 24 con una bambina piccola è divertente ma anche difficile perché la routine è stravolta e non è facile adattarsi. Sofia chiede ogni giorno se può andare all’asilo o al parco o vedere latri bambini ma la risposta è sempre no. Ad inizio epidemia, pur non facendole sentire i telegiornali o chiamate a tema, ha capito che c’era un problema e una sera mi ha chiesto preoccupata se il virus poteva esserle salito sui piedini nudi! Allora le ho spiegato che esiste un piccolo “virus cattivo” che ci ha sconvolto la vita e Sofia ha capito ed ha elaborato la cosa. Cerco di fare fare tante piccole attività ogni giorno nel nostro spazio ristretto e le ho spiegato che per un po’ potrà vedere nonna, zia e amici solo attraverso il telefono con le video chiamate.

Come ti senti?
Sono preoccupata innanzi tutto per i malati e per tutti gli amici e amiche che operano in ospedale e a contatti con i malati. Li ammiro e mando loro un grande e commosso abbraccio!
Poi sono preoccupata per il sistema economico perché mi domando fino a quando potremo reggere una simile chiusura, necessaria ma che sta creando enormi problemi che dovremo presto affrontare. E infine sono preoccupata per me per la nostra situazione economica.

Tu sei una mamma lavoratrice: come fai in questo periodo?
Io sono una consulente libera professionista e come tale guadagno solo se fatturo. Sono molto preoccupata anche su questo fronte perché tanti clienti hanno chiuso e non si sa se e quando riapriranno. Ho la fortuna di avere ancora del lavoro da fare ma è dura lavorare al computer in casa con una bambina piccola che ti assalta appena tocchi la tastiera!
Non ho mai avuto una babysitter perciò, anche volendo richiedere il bonus, come potrei fare a sceglierne una  adesso che siamo tutti confinati e potenzialmente infetti?

Cosa pensi delle misure stanziate dal governo in aiuto alle famiglie ?
Per natura sono ottimista e le apprezzo ma temo non basteranno. Chi non è assunto a tempo indeterminato, come liberi professionisti, negozianti e artigiani non ha la garanzia di entrate economiche e la chiusura indeterminata di asili e scuole crea un interrogativo spaventoso: tra un po’ come faremo? Non è chiaro chi avrà diritto ai 600€ di bonus mensile, io per esempio temo di no per il mio tipo di inquadramento INPS. Possiamo tutti tirare la cinghia e stentare per qualche mese. Ma poi? 

Un messaggio per chi legge?

Il momento è duro e lo stress altissimo per molte e varie ragioni. Speriamo nel buon senso del governo, che ci aiuti a uscire da questo empasse. Nel nostro piccolo, impariamo dai bambini e cerchiamo di prendere le giornate momento per momento e cogliere il bello che c’è nelle piccole cose. Siamo ottimisti: ce la faremo ! 

Paola, classe 1964, infermiera presso Ospedale di Treviglio  

Come sono le tue giornate in questo periodo?
Sono infermiera nel reparto di terapia intensiva presso Ospedale di Treviglio, di cui ampia parte è ora dedicata ai pazienti covid. Lavoriamo su turni da 8 ore e abbiamo raggiunto la massima capienza e ricavato ogni posto possibile per accogliere il maggior numero di malati. Le mie giornate ruotano tutte attorno al lavoro in ospedale e le restanti ore sono di riposo e isolamento.
In ospedale il lavoro da fare è moltissimo ma è il mio lavoro e lo sceglierei di nuovo ogni giorno: amo il mil lavoro e questa è una grande sfida che stiamo affrontando e vogliamo vincere! Assistiamo e curiamo i pazienti colpiti da polmonite bilaterale da covid-19 che presentano insufficienza respiratoria e hanno quindi bisogno di ossigeno o incubazione per poter respirare. Siamo al loro fianco prima, durante e dopo la permanenza in terapia intensiva.

Come ti senti?
In ospedale diamo tutti il massimo per 8 ore senza sosta, cerchiamo anche di non bere, non mangiare e non andare in bagno per tutta la durata del turno, per evitare di doverci togliere i presidi di sicurezza che scarseggiano. Lavoriamo con massima concentrazione e dedizione e quando il turno è finito ci sentiamo stanchi e sconvolti. Ho una lunga esperienza come infermiera ma quello che mi devasta è vedere i malati senza il conforto di un parente accanto. Noi siamo l’unico tramite con i parenti all’esterno e, quando purtroppo un malato non ce la fa, siamo noi che gli teniamo la mano al momento della morte e gli auguriamo “Buon viaggio”.
A fine turno, dopo le telefonate ai parenti che aspettano notizie, torniamo a casa.
Nella solitudine di casa mia, continuo a rivivere questi momenti e non è facile convivere con queste queste esperienze.

Come ti relazioni a parenti e amici in questo periodo?
Ho dovuto interrompere le visite a parenti e amici e anche al mio figlioccio di 11 anni. È dura ma ho paura di essere una positiva asintomatica e non vorrei mai spargere il virus. Teniamo i contatti con telefonate e videochiamate ed è comunque un grande aiuto e conforto.
Come i manifesti con gli arcobaleni, le chiamate e i messaggi degli amici e dei parenti: dei fiori che sbocciano e aiutano me e tutto l’ospedale a farci forza per affrontare questa emergenza.

In ospedale riuscite a percepire la solidarietà della gente ?
Sì ed è il nostro carburante, ci aiuta moltissimo! Abbiamo ricevuto e riceviamo tantissimi regali: pizze, dolci, merende, panini, colombe e molti messaggi di apprezzamento e ringraziamento. Questo ci sostiene e, anche nei moneti critici, quando senti che non ce la fai più, e che tutto sembra più grande di te, ti fa pensare alle persone che ci sono grate e che fanno il tifo per noi. Ogni mattina e ogni sera guardiamo lo striscione appeso davanti all’ospedale e ne siamo fieri: non siamo eroi, facciamo solo il nostro lavoro  ma l’amore della gente lo percepiamo e ci dà una carica enorme!

Un messaggio per chi legge?

State a casa, siate forti e ricordatevi che anche chi sta a casa fa la sua parte, cioè non diffonde il contagio e quindi non aggrava ancora di più la situazione negli ospedali. Capisco che è pesante per tutti ma prima si riuscirò a bloccare i contagi e prima si potrà ricominciare a uscire e a vivere.
Come tutte e tutti i mie colleghi, sono fiduciosa: è dura ma alla fine vinceremo noi!
Ditelo forte a tutti e continuate a dirlo: vinceremo noi! 

#celafaremo #distantimavicini

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