“Bisogna cambiare il concetto di economia”

Il presidente di Slow Food Carlo Petrini detta la ‘ricetta’ per uscire dalla crisi: “Bisogna cambiare il concetto di economia”

“Non serve tornare a consumare e basta, perché il problema è che ci troviamo d’innanzi alla finitezza delle risorse. Dobbiamo tornare al passato”

Una sferzata di ottimismo quella che, a settembre, ha inferto Carlo Petrini, presidente di Slow Food Internazionale ai rappresentanti delle aziende della “Comunit del cibo ad energie rinnovabili”, impegnate in un progetto volto a valorizzare la produzione di cibo a filiera corta prodotto utilizzando energia rinnovabile.

«Questa visione olistica è indispensabile per i nuovi paradigmi, siatene orgogliosi» ha detto Carlo Petrini agli agricoltori che hanno realizzato il progetto, dopo aver fatto un’analisi delle origini della crisi attuale e indicato la strada per uscirne: ritornare «al vero concetto di economia che è governo della casa, mentre questo modello economico non l’ha governata ma l’ha distrutta».

La Comunit del cibo ad energie rinnovabili nasce nel 2009 nel Distretto delle energie rinnovabili, all’interno della cosiddetta area geotermica tradizionale, ed è la prima Comunit del cibo a livello mondiale a porre l’attenzione sull’energia utilizzata nel ciclo produttivo oltre che, naturalmente, sulla qualità. Il filo rosso che valorizza il metodo di produrre cibo a filiera corta e di alta qualit è proprio il fatto di utilizzare energie rinnovabili; iniziato dalla geotermia adesso il percorso ha intercettato anche tutte le altre energie rinnovabili.

Le aziende della Comunit del cibo a energie rinnovabili hanno […] avviato un percorso di incontri con gli studenti dell’Universit di Scienze gastronomiche […] per far comprendere il concetto fondamentale che «la gastronomia non è imparare una serie di ricette ma è prima di tutto agricoltura, ed è anche economia e soprattutto economia politica» ha detto Petrini, che ha aggiunto che «l’aver messo assieme la produzione del cibo con le energie rinnovabili va in questa direzione di un approccio olistico» necessario per operare il cambio di paradigma del modello di sviluppo economico attuale se vogliamo avere una speranza di futuro.

«La crisi che stiamo attraversando — ha detto Carlo Petrini — è una crisi entropica, non è lineare come quelle del passato e non serve tornare a consumare, come spesso ci si sente dire, per superarla. Questa è una crisi che si manifesta in un’economia neoliberista che si trova di fronte ad una finitezza delle risorse e che pone la logica del modello economico passato in una situazione di difficoltà».

Quindi per uscirne «è necessario un cambio di paradigma». «Stiamo perdendo la fertilit dei suoli, fra pochi anni mancher l’acqua, stiamo perdendo la biodiversit a tappe forzose e senza biodiversit perdiamo la possibilit che un domani si possa resistere a situazioni di crisi alimentari. È dunque necessario non sottovalutare l’entit di questa crisi profonda e non trascurare il fatto che per uscirne è necessario incidere su questi settori primari dove l’incongruenza è pazzesca. Parlo da gastronomo: il cibo è energia della vita».

Primo elemento da tenere in considerazione è lo spreco.

«Produciamo cibo per 12 miliardi di persone e siamo 7 miliardi, questo significa che il 40–45% di ciò che produciamo non viene utilizzato come cibo ma va sprecato. In previsione del fatto che nel 2050 saremo 9 miliardi, se non si cambia il modello e se non si esce dalla spirale di chi dice che dobbiamo produrre di più arriveremo a raddoppiare lo spreco senza aver raggiunto l’obiettivo di ridurre la fetta di chi muore di fame».

Secondo punto è trovare armonia tra produzione agricola e produzione energetica.

«Il mondo della produzione agricola spesso non è in armonia con la produzione delle energie rinnovabili. Altro cambio di paradigma è dunque quello di cambiare l’approccio della concentrazione della produzione energetica, che segue la linea dell’entropia e rappresenta un ricatto nei confronti dei contadini. In un Paese dove si pagano le carote sette centesimi al chilo e il latte 32 centesimi al litro, chi chiede in affitto terreni per fare grandi produzioni energetiche, siano campi di fotovoltaico o campi di mais per le biomasse, mette a rischio il futuro della produzione agricola e della zootecnia».

Terzo punto educazione e informazione nei confronti dei cittadini per far conoscere la qualit del cibo e l’importanza che questa ha nella visione olistica auspicata da Petrini.

«Perché i contadini non saranno mai autonomi se non si trovano alleanze con i cittadini. La qualit del cibo è un diritto di tutti ed è il modo con cui rivalutiamo la nostra agricoltura. A questa dobbiamo affiancare la sapienza, la cultura, il paesaggio, il valore della durabilit che è cosa diversa da sostenibilità».

Un approccio, quello richiamato dal presidente di Slow Food Internazionale, che è l’anima del progetto della Comunit del cibo a energie rinnovabili, che lo ha definito un «esempio virtuoso da portare anche dove non c’è la geotermia».

[Fonte: Ufficio stampa SLOW FOOD]

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