Consumare meno con il riuso: il baratto

Se il denaro viene al mondo con una macchia di sangue… usiamolo meno: barattiamo! Che cosa significhi barattare è noto: scambiare beni con altri beni anziché affidarsi al mezzo “denaro”, il quale ha un suo ben noto costo, anche e soprattutto umano. Ma come è possibile, nel XXI secolo, “ritornare” al baratto? Se non se lo augurava nemmeno Rousseau, non saremo certo noi a voler tornare nelle caverne, eppure grazie ad alcuni ottimi siti Internet è possibile anche da Treviglio “fare rete” e barattare ogni cosa non ci serva più o abbiamo comprato per sbaglio o ci sia stata regalata e non ci piaccia o ci piaccia ma resti appunto inutilizzata a fare volume in casa nostra, per qualsiasi motivo… Se la cosa vi incuriosisce, nelle prossime righe troverete un paio di indirizzi e dritte.

Nel suo bestseller Il magico potere del riordino, Marie Kondo ci suggerisce di ripulire le nostre case dal superfluo per creare simbolicamente spazio nelle nostre stesse vite: spazio al nuovo e a ciò che ancora deve venire anziché restare ancorati al passato o addirittura soffocati da abitudini, ricordi, idee calcificate. Lo stratagemma di saggezza orientale cui ricorre consiste nel concentrarsi intensamente sul buono che abbiamo per lasciare cadere con naturalezza quanto non ci serve più, se non addirittura infastidisce perché occupa spazi e tempi che potremmo investire meglio.

A mio avviso tutto questo non si rivolge soltanto a ricchi malati di shopping bensì e forse soprattutto a quelle persone che, come i soci CFL, detestano sprecare — per motivi economici, ecologici e, perché no, morali. Veniamo al pratico. Personalmente, non ho mai approfondito l’esperienza “banca del tempo”, perciò non ne scrivo: sicuramente tra i lettori c’è chi ne sa più di me. Per quanto riguarda il baratto, invece, quando qualche amica o amico mi dice che indosso una bella maglietta o una bella collana e mi chiede dove l’ho comprata… devo sempre spiegare daccapo la questione del baratto e così… ecco due indirizzi: www.zerorelativo.it è il sito del baratto duro e puro. Dopo essersi registrati nel sito con un nickname, si “caricano” on line (è semplicissimo) i propri “annunci”: foto e descrizioni di tutto ciò che è pronto a lasciare le nostre cantine, soffitte, armadietti… qualcuno a cui servono ci contatterà e proporrà uno scambio. A quel punto, va consultata la pagina di annunci dell’altra persona e si può scegliere qualcosa che vorremmo in cambio del nostro oggetto. Ci si può poi incontrare con la persona in questione oppure procedere ad una reciproca spedizione. www.coseinutili.it scende a compromessi con una traduzione del valore che attribuiamo al nostro oggetto in “crediti”, indicati negli annunci che creeremo. In compenso, barattare in questo modo “asincrono” risulta, tutto sommato, più semplice. I crediti si possono accumulare e poi spendere presso barattatori (detti “barter”, con la parola inglese) diversi da quello che ci ha chiesto il primo oggetto. Lo scambio avviene tramite spedizioni individuali, collettive e/o staffette (passaggi di mano in mano degli oggetti) e la regola è che paghi chi riceve.

Non ho potuto sostituire del tutto l’acquisto con il baratto (niente caverne) ma oltre ad alcune utilissime cose in riuso (ho trovato una splendida lampada di sale, una centrifuga…) credo di avere acquisito una nuova attitudine mentale, più fluida, rafforzando il contatto con una comunità sensibile a questioni importanti come il riciclo e la lotta allo spreco. Per questo e per ringraziare la socia CFL che mi ha fatto conoscere il baratto ho scritto queste righe!

Eva Oggionni

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