ANCHE L’ITALIA SI CIMENTA CON LA DESALINIZZAZIONE

A seguito dell’articolo pubblicato nel numero precedente di «Gente che coopera» sulla crisi idrica, il socio e consigliere di amministrazione di CFL Giovanni Gatti ha inviato un contributo per illustrare una possibile via di uscita 

Ho provato a cercare in internet «studi e ricerche innovative sul processo di desalinizzazione», che al momento, salvo opere idrauliche di contenimento e accumulo, sembrerebbe l’unica strada percorribile, se qualcuno non inventa il modo di far scaricare l’acqua alle nuvole quando passano sopra di noi. 

Forse non si può dichiarare un ottimismo pieno ma esiste una qualcosa di fattibile, anche se solo in piccola scala, come per esempio, riporto qui sotto, estratto da lifegate.it 

Trasformare l’acqua di mare in acqua potabile. No, non si tratta di una magia. Ma, vista la gravità della siccità che sta colpendo il nord Italia in questi mesi, la desalinizzazione (o dissalazione) potrebbe rappresentare un piccolo giubbotto di salvataggio per quei Paesi che però non stanno certo nuotando in acque dolci. La tecnologia è ormai consolidata e diffusa in diverse parti del mondo ma, tra costi di implementazione, consumi energetici e la produzione di salamoia tossica, rimane qualche punto interrogativo. […] 

LA DESALINIZZAZIONE NEL MONDO: UN TREND IN CRESCITA 

[…] Con quasi 16.000 impianti attivi o in fase di costruzione, la dissalazione è impiegata in 183 Paesi; quasi la metà della capacità totale è installata in Medio Oriente. In Europa soprattutto i Paesi mediterranei sono interessati alla tecnologia, che ha conosciuto un notevole sviluppo soprattutto in Spagna (al 2021 risultano installati circa 765 impianti). Tra questi, anche grandi installazioni al servizio di aree urbane importanti, come nel caso di Barcellona che, grazie a un sistema ibrido fatto di due potabilizzatori e due dissalatori, riesce a garantire l’acqua potabile a 5 milioni di abitanti e a più di 8 milioni di turisti l’anno. 

Bahamas, Maldive e Malta sono alcuni dei Paesi che soddisfano la totalità del loro fabbisogno idrico attraverso il processo di desalinizzazione. L’Arabia Saudita (34 milioni di abitanti) ne ricava circa il 50% della sua acqua potabile, mentre Israele possiede uno dei più grandi impianti a Sorek, in grado di produrre 627.000 metri cubi di acqua dissalata al giorno. 

ENERGIA FOSSILE E SALAMOIA LE CRITICITÀ 

Il problema più noto è la significativa quantità di combustibili fossili che spesso vengono utilizzati per alimentare i desalinizzatori. Si tratta di un processo molto energivoro: in media un impianto richiede in media da 10 a 13 kilowattora di energia per ogni 1.000 galloni lavorati (3.700 litri). I costi economici e ambientali di un processo basato su fonti fossili hanno spinto i ricercatori a cercare alternative, incluso lo sviluppo di membrane di separazione più efficienti e unità di desalinizzazione che possono essere alimentate dall’energia solare. 

Tra le innovazioni più promettenti c’è una tecnologia di desalinizzazione a energia solare autonoma che non richiede batterie […] già attiva in aree che soffrono la carenza d’acqua, tra cui Abu Dhabi e Bora Bora, nella Polinesia francese. 

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science of the total environment, la criticità più grande però arriva alla fine del processo, quando la salamoia (scarto) viene reimmessa nell’oceano. Nella maggior parte dei casi, per ogni litro di acqua potabile prodotto si creano circa 1,5 litri di liquido inquinato da cloro e rame. Queste acque reflue, se non adeguatamente diluite, possono formare un denso pennacchio di salamoia tossica che può danneggiare gli ecosistemi marini, e con l’aumento di temperatura dell’acqua creare le dead zone, aree dove possono vivere pochissimi animali marini. 

Tuttavia l’ultimo decennio ha visto un crescente interesse accademico per il recupero dei minerali contenuti dalla salamoia. Sebbene sia possibile estrarli, il costo elevato di tale approccio circolare finora ha limitato la sua scalabilità. 

LO STALLO ITALIANO E IL RUOLO DELLA LEGGE SALVAMARE 

[…] «La dissalazione — spiega Alessandro Marangoni, Chief executive officer di Althesys — costituisce oggi una risposta reale e attuabile in tempi brevi all’emergenza idrica. Si tratta di una tecnologia industrialmente matura, economicamente competitiva e sostenibile grazie alla ricerca e alla complementarità con le energie rinnovabili. Un quadro normativo e socio–politico sfavorevole la sta frenando». Il costo dell’acqua desalinizzata si attesta infatti sui 2–3 euro al metro cubo, mentre il prezzo di un metro cubo di acqua trasportata via nave si aggira su livelli molto più alti, circa 13–14 euro. Molte isole, soprattutto in Sicilia, Toscana e Lazio, hanno già iniziato a dotarsi di impianti di desalinizzazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.