UNA TORTURA LEGALIZZATA: IL TRASPORTO DI ANIMALI VIVI  

Nelle scorse settimane il Parlamento europeo ha approvato alcune raccomandazioni per il trasporto di animali vivi. Peccato che un argomento così sensibile come il benessere animale, che non manca di suscitare attenzione a livello trasversale, sia stato trattato in questo caso con una sconfortante mancanza di ambizione. 

«Le regole sulla durata e le condizioni di trasporto degli animali devono diventare più severe», aveva chiesto a dicembre la Commissione d’inchiesta del Parlamento, dopo aver constatato numerose violazioni delle norme. 

Purtroppo, il voto delle scorse settimane è andato nella direzione opposta, di fatto annacquando il già debole testo alla base della discussione. I deputati hanno chiesto di ridurre i trasporti di animali vivi e di optare dove possibile per il trasporto di materiale genetico o carcasse e, per garantire controlli più efficaci, hanno anche proposto di installare telecamere a circuito chiuso sui veicoli. Vorrebbero vedere più severi limiti di temperatura, umidità e livelli di ammoniaca nei veicoli; ma hanno respinto gli emendamenti che avrebbero proibito il trasporto di animali in stato di gravidanza avanzata, mentre non è stato vietato di far viaggiare i quadrupedi nati da meno di 35 giorni. E non hanno limitato a otto ore la durata dei viaggi, lasciando spazio a percorrenze più lunghe. 

Se nella Convenzione europea per la protezione degli animali negli allevamenti sono elencate le cinque libertà che definiscono il benessere animale (libertà da fame e sete, libertà da sofferenze, ferite e malattie, per esempio), viene da chiedersi come possano i parlamentari europei non adottare misure più radicali. 

Ogni anno, milioni di animali sono trasportati dentro e fuori dal territorio dell’Unione europea. Nella maggior parte dei casi, ciò è dovuto alla frammentazione dei cicli di produzione: una regione è specializzata nell’allevamento, un’altra nell’ingrasso e un’altra ancora nella macellazione e lavorazione. Ogni viaggio causa sofferenza, perché gli animali non sono abituati a essere spostati su veicoli, tanto più se sono stipati in piccoli spazi sovraffollati e disagevoli; imprevisti possono causare un prolungamento del viaggio e delle relative sofferenze. I viaggi via mare, poi, sono ancora più terribili. 

Due soluzioni che possono migliorare la situazione: favorire la creazione di piccoli macelli vicino agli allevamenti; rafforzare i sistemi alimentari locali in modo da renderli più efficienti e diffusi. Così gli agricoltori sarebbero più legati ai loro territori e i consumatori più consapevoli della provenienza della loro carne. 

Fonte: slowfood.it, Il Fatto Alimentare, Vegolosi

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