Agricoltura o agricolture?

Quante agricolture esistono? Potrebbe sembrare una questione per addetti ai lavori, ma non lo è: perché l’agricoltura ha un impatto sull’ambiente sia a livello locale (le acque, il suolo, l’aria, il paesaggio, ecc.) sia a livello globale (clima, società, economia, politica, ecc.).

Ricordiamo quindi che, quando acquistiamo un prodotto, scegliamo anche un tipo di agricoltura e un pezzetto di futuro si muove nella direzione del nostro acquisto.

Ed ecco che per fare un acquisto informato abbiamo bisogno di conoscere origine, processi e tecniche agricole. Cerchiamo allora di fare chiarezza tra termini che spesso accompagnano la parola agricoltura come sostenibile, responsabile, biologica, organica, sinergica, agroecologica, biodinamica…

Cosa possiamo trovare in etichetta

Biologico o da agricoltura biologica: identifica i prodotti ottenuti seguendo i dettagli della regolamentazione europea sull’agricoltura biologica. Queste informazioni sono controllate e certificate da appositi enti nazionali. In estrema sintesi questo tipo di agricoltura ammette solo l’impiego di sostanze naturali ed esclude l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi), evita lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria così da poter durare nel tempo.

Una serie di altri marchi di qualità che confluiranno progressivamente nel Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (Sqnpi), si rifanno a sistemi di produzione integrata normati nell’ambito della commissione Agroalimentare dell’UNI (Ente Italiano Normalizzazioni). Esistono disciplinari regionali e da enti terzi che certificano questi prodotti ottenuti con pratiche di difesa delle colture che prevedono una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci, l’uso di varietà colturali maggiormente resistenti, la rotazione colturale ecc.

Da agricoltura biodinamica: un prodotto ottenuto seguendo pratiche agricole definite da Rudolf Steiner e basate sull’antroposofia o scienza dello spirito. Lo scopo di chi la porta avanti è mantenere alti la fertilità dei suoli, la salute delle piante e la qualità dei prodotti con pratiche che vanno dal compostaggio all’attenzione per le fasi lunari, dal sovescio ai preparati biodinamici ottenuti seguendo i principi dell’omeopatia in un approccio olistico, dove l’azienda agricola è come un organismo immerso in forze cosmiche.

Sia il metodo biologico, quanto (e forse ancor di più) quello biodinamico presuppongono un impegno e una presenza costante dell’agricoltore che deve conoscere il suo campo e la coltura, e ritornare alla pratica dell’osservazione. Perché, per mantenersi al di sotto del livello soglia, bisogna osservare l’evoluzione degli insetti, delle malerbe, dei patogeni, delle infestanti. Diventa necessario un livello di osservazione molto più elevato di quando si utilizzano mezzi chimici e si entra in campo con scadenze prestabilite per fare ad esempio i trattamenti.

Se non trovate indicazioni allora stiamo parlando di un prodotto ottenuto tramite pratiche di agricoltura convenzionale, coltivato generalmente in modo intensivo con prodotti chimici per la difesa e la concimazione delle piante. Ciò può comportare il ritrovamento di residui nei prodotti (che devono comunque essere sotto i limiti di legge) e problemi ambientali legati ad alcune pratiche (monocoltura, impiego continuativo dello stesso principio attivo, ecc.). Tuttavia, attualmente anche l’agricoltura convenzionale si muove verso un modello di produzione a basso impatto ambientale perciò meno intensivo.

L’agricoltura integrata viene considerata un’evoluzione del metodo convenzionale di produzione agricola. Nasce negli anni Sessanta dalla necessità di ridurre l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi attraverso un disciplinare restrittivo, dove si privilegiano tecniche colturali di tipo agronomico e di lotta controllata a tutela e differenziazione delle produzioni agricole.

Slow Food promuove un approccio ecologico all’agricoltura. L’ecologia è la scienza che studia le relazioni tra i diversi componenti di un sistema, che se naturale di norma è in equilibrio. L’agroecologia quindi ne applica i princìpi per disegnare e gestire sistemi agricoli: a partire dai saperi e dalla pratiche tradizionali in un territorio, passando per tutte le risorse e i processi.

L’agroecologia è la chiave per trasformare i sistemi agricoli e alimentari: crescenti evidenze scientifiche ed esperienze locali dimostrano come essa faciliti e contribuisca alla transizione verso la sostenibilità per l’ambiente e le persone, come definito dall’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile e i relativi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, Nazioni Unite).

A cura di Alberto Arossa

fonte: slowfood.it

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