Che fatica questi pranzi!

Quando un pasto è sufficiente? Ci verrebbe da rispondere: “Quando è abbastanza da sfamarci”. In realtà non è così semplice ed entrano in gioco numerosi fattori come il luogo in cui ci troviamo, la cultura legata al cibo, la tradizione della gente che lo prepara e consuma, la disponibilità di risorse e il clima.

Proviamo a pensarci e facciamo un viaggio per l’Italia, il nostro bellissimo Paese. Partiamo da una famiglia della campagna bergamasca. Anche in estate un pranzo degno di apprezzamento implica numerose portate, anche cercando di contenersi: antipasto, primo di pasta o riso, secondo che include in genere carne e verdure o cereali, vuoi non mangiare magari un po’ di polenta e i formaggi, pane e per concludere dolce e caffè con eventuale digestivo. Un pasto sicuramente ipercalorico, in cui si accostano proteine animali come la carne a proteine di latticini, carboidrati e magari anche legumi… per l’orrore di ogni esperto nutrizionista. E lasciando perdere il dolce e gli alcolici.

Passiamo adesso a una famiglia del sud Italia: il discorso è molto simile, forse con un aggiunta di antipasti dovuti all’ora tarda in cui si dà inizio alle libagioni. In Puglia, per esempio, anche in estate e con temperature elevate, la nostra famiglia comincia piluccando golosissime pagnotte rosse farcite con verdure e chiamate “pizzi”, friselle, patatine, olive e si arriva all’ora di pranzo, intorno alle 13:30–14:00. Si parte, a dire il vero già abbastanza sazi ma si deve affrontare un sontuoso primo come la pasta al forno con besciamella e sugo di carne e verdure oppure spaghetti con polpette di verdure o magari riso, patate e cozze. Tutto irrorato anche di formaggio. Si prosegue quindi con un secondo di carne e verdure abbinato a un’ampia proposta di verdure sott’olio, marinate, farcite o ripiene e abbinate a mozzarelle, nodini, giuncata e burrata. Fanno parte dei secondi anche le melanzane alla parmigiana in versione trionfale, con affettati, polpette e uovo sodo. A seguire ricchi dolci gelato, torte e pasticcini, caffè e ammazzacaffè. E anche qui non pensiamo ai vini. I nostri nutrizionisti sono ormai preda di colpo apoplettico.

In entrambi i casi seguono lunghe pennichelle postprandiali. Gli avventori, storditi dalle libagioni, si trascinano sui giacigli, simili al boa descritto ne Il Piccolo Principe di Antoine de Saint–Exupéry: “I serpenti boa ingoiano le prede tutte intere, senza masticarle. Dopo non riescono più a muoversi e se la dormono per i sei mesi che impiegano a digerire”.

Prendiamo adesso una famiglia, sempre in estate e sempre Italia, che se ne sta rilassata in vacanza in barca a vela alle Isole Egadi. E aggiungiamo che la famiglia vuole impattare il meno possibile sull’ambiente e fare poche soste a terra. Il pranzo deve quindi essere più crudo possibile, non implicare lunghe cotture né necessitare di troppo spazio o acqua, entrambe risorse che in barca scarseggiano, pena il lancio fuori bordo! La famiglia si siede a pranzare nel ristretto spazio del pozzetto e cercando l’ombra sotto il tendalino, non troppo tardi perché altrimenti il caldo sarà insopportabile, e porterà sul tavolino: melone, magari prosciutto se è stato imbarcato sottovuoto, friselle bagnate in acqua di mare condite con pomodori e capperi sotto sale, magari un’insalata di fagioli e cipolla e per finire un po’ di frutta disidratata o fresca, se c’è. È permesso il caffè ma attenzione al consumo d’acqua, stimata in 1,5 l al giorno a persona, inclusa quella per lavarsi! E attenzione alla produzione di scarti e pattumiera: i sacchetti restano a bordo o sul tender e, con il calore, puzzano. I nutrizionisti soffrono di mal di mare e sono rimasti a terra ma sorvegliano sospettosi col cannocchiale.

Infine seguiamo l’ultima famiglia che, per sfuggire al caldo, si è rifugiata in montagna e ha scelto di percorrere a piedi il Sentiero della Libertà, un trekking di circa 60 chilometri sulla Majella, in Abruzzo, con pernottamento in tenda. Dato che la nostra famiglia è anche ardita, vuole essere autosufficiente a livello di cibo e limitarsi a riempire di acqua le borracce/pentola in fiumi e fontane. Negli zaini son stati distribuiti gli strumenti necessari, facendo attenzione al peso: per mangiare pasti caldi serve il fornello, che pesa, serve almeno una pentola, che pesa, e ovviamente il cibo da preparare che, neanche a dirlo, pesa! La famiglia saggiamente si è informata e ha messo negli zaini cibi che non contengono scarti pesanti, acqua inutile (scatolette di legumi) e ha preferito cibi nutrienti e completi. Il pranzo è servito su una coperta stesa sull’erba in una bella radura lungo un fiume, fonte di acqua per cucinare la pasta o il riso, serviti in bianco, con legumi secchi reidratati, cubetti di formaggio stagionato o salamino stagionato portato intero (non va a male), cracker e frutta secca di tutti i tipi. Per dolce un pochino di marmellata trasportata in scatolina di plastica (il vetro, indovinate un po’? pesa!) e qualche biscotto secco, senza intaccare le dosi per la colazione successiva. I nutrizionisti hanno preferito pranzare al miglior ristorante del paese e si stanno perdendo il picnic lungofiume. Dopo pranzo la famiglia si concede giusto mezzoretta per relax e riposo ma poi riparte per raggiungere la tappa prefissata e il rifugio per la notte. Il pranzo auto-prodotto e leggero e nutriente ma non certo sontuoso.Il secondo giorno la famiglia si ferma dal primo ortolano e compra frutta e verdura fresca, non perché l’autosufficienza sia difficile ma per sostenere l’economia locale, ovviamente!

Che preferiate quello leggero del velista o quello trionfale pugliese, il pranzo fa parte della cultura italiana e rappresenta un momento irrinunciabile di condivisione e godimento del cibo. Vista però la precaria condizione di salute del nostro pianeta, l’unico che al momento noi si abbia, è il caso di riflettere su:

  • l’impatto che ha il cibo che consumiamo
  • cosa è e come è stato ottenuto il cibo che consumiamo
  • perché lo consumiamo (fame o gola?)
  • le quantità di cui abbiamo davvero bisogno
  • quanto e come ne sprechiamo o scartiamo.

È possibile essere migliori o, per dirlo alla moda, essere green e possiamo farlo con fantasia, per esempio con un pranzo in giardino, su una tovaglia stesa sull’erba fingendo di essere in alta montagna o un pranzo leggero in un parco, sul tavolo di legno che sembra quello di una barca a vela. Portare poco e scartare poco, servendo in tavola il giusto con gusto, diventerà una sfida!

E buon riposo al boa e ai nutrizionisti che sta digerendo.

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