FARSI SCIVOLARE LE COSE DI DOSSO, CONSIGLI PER UN DISCERNIMENTO

Si può imparare a distrarre il cervello dai pensieri che rovinano la vita? Sì, a partire da farci scivolare di dosso le preoccupazioni che ci distolgono dagli obiettivi e dagli scopi della nostra vita.

Quando preoccupazioni, tensioni e ansie diventano insopportabili dobbiamo sempre ricordare che siamo parte attiva della soluzione al problema che ci si pone davanti. Cercare di distrarre il nostro cervello, capire cosa ci fa star male e fare qualcosa che ci distolga da quanto corrisponde alla nostra fonte di sofferenza e tristezza sono i primi strumenti che potranno permetterci con consapevolezza di lasciarci scivolare di dosso le cose che non vanno.  

Bisogna prendersi cura di se stessi. Questa è la premessa e purtroppo non ci sono formule magiche per imparare a valutare tutti i pesi che a volte gravano sul nostro animo e a farli scivolare via con gesti che in modalità automatica ci portano ad amare noi stessi. Stefano Pigolotti, coach, ci guida alla presa di coscienza di noi stessi.

  • Il ruolo del rimuginio e dei pensieri ossessivi
  • I pensieri che tolgono tempo
  • La consapevolezza per farci scivolare le cose di dosso
  • Mettersi in gioco oltre la routine
  • Imparare ad amarsi per amare
  • Attivare un egoismo altruistico

Il ruolo del rimuginio e dei pensieri ossessivi

«Il nostro cervello — spiegaPigolotti — è capace di setacciare le informazioni che gli arrivano ma è importante evitare il rimuginio ossessivo attorno a questioni di poco conto. Classificare le informazioni che potrebbero incastrarsi nella “maglia”, valutare e allargare le “maglie” per far passare quelle inutili o che non ci fanno bene. Quindi non è impossibile lasciarsi scivolare di dosso emozioni spiacevoli, rancori e preoccupazioni.

Bastano un po’ di accorgimenti per imparare a volersi bene e rispettarsi.
Farsi scivolare le cose di dosso significa, infatti, vivere con maggiore leggerezza, serenità, equilibrio e distacco, quindi meglio. Razionalizzare le informazioni definendo il loro grado di priorità è una funzione che ci appartiene in qualità di esseri pensanti ma, pur detenendo questo potere, il desiderio di evitare rischi, dolore o situazioni non confortevoli ci spinge istintivamente a scegliere la strada più comoda, incastrandoci nella famigerata comfort zone

Tale meccanismo potrebbe apparire rapido, ma talvolta l’incapacità di scegliere valutando attentamente i vantaggi e gli svantaggi ci porta a sviluppare pensieri ridondanti istintivi che non ci permettono tale attività e diventano quasi sempre delle ossessioni basate su paure o autolimitazioni che noi stessi poniamo in essere».

I pensieri che tolgono tempo

Tuttavia è importante evitare il rimuginio ossessivo attorno a questioni di poco conto per sviluppare quelli che potrebbero essere definiti gergalmente “pensieri inutili”, che comportano la grande negatività di toglierci tempo e anestetizzarci rispetto a una capacità di discernimento che ci permetterebbe di scegliere le situazioni più opportune per noi.

La consapevolezza per farci scivolare le cose di dosso

«Malgrado sul web abbondino esercizi e tutorial che promettono di imparare a valutare tutti i pesi che a volte gravano sul nostro animo e a farli scivolare via con gesti che devono portarci ad amare noi stessi — Pigolotti precisa  — non esistono formule magiche, ma la parola magica che dovrebbe connotare un percorso evolutivo atto a liberarci dalle sabbie mobili dei pensieri inutili è consapevolezza».

La capacità di selezione è uno degli elementi principali che la consapevolezza di noi stessi ci permette di godere.

Potremmo paragonarci a un giardiniere che deve curare il proprio giardino all’interno del quale fioriscono rose e crescono erbacce. Consapevoli del tempo a nostra disposizione e dell’intensità del sentimento che siamo in grado di riversare, siamo obbligati a decidere cosa alimentare. 
Innaffieremo tutto il giardino così abbiamo adempiuto al nostro dovere? Oppure, per evitare il soffocamento delle nostre amate rose, prima di alimentare l’intero giardino strapperemo via le erbacce?

Il cattivo umore o la tristezza spesso hanno come concausa proprio la scarsa abitudine di selezionare ciò che ci piace da ciò che ci assorbe energia senza regalarci nulla.

Probabilmente se analizzassimo con questa “lente” le circostanze della vita che più ci hanno affaticato, scopriremmo che siamo stati noi stessi complici della situazione in cui ci trovavamo

Insomma, ognuno di noi deve sviluppare un proprio metodo, una sorta di introspezione costante orientata a generare e accettare le difficoltà di una decisione». E ci riporta l’esempio dello scienziato informatico, Max Hopkins.

Mettersi in gioco oltre la routine

«All’interno delle nostre giornate routinarie, vi sono tante occasioni per poterci mettere in gioco» afferma il business coach. Dalle cose più banali, evitando di scegliere un ristorante analizzando come variabile principale che ci sia poca strada da fare o che abbia un parcheggio agevole, ma selezionandolo per la volontà di soddisfare il desiderio di un cibo particolare che solo in quel determinato ristorante sappiamo di trovare.

Queste attività ci permetteranno di esprimere la nostra essenza accettando anche quelli che prima, per comodità, etichettavamo come “capricci”, ma che in realtà altro non sono che l’espressione più profonda dei nostri desideri, cioè di noi stessi. Probabilmente sulle nostre labbra si disegnerà un sorriso che è il primo segnale di accettazione del meraviglioso essere che siamo.

Imparare ad amarsi per amare gi altri

«Imparare a volersi bene e rispettarsi è un presupposto indispensabile per amare anche gli altri, in quanto — contina lo psicologo — l’amore va allenato e, sebbene molti di noi siano, per lavoro o per vita privata, in stretto contatto con molte persone, colui o colei che è sempre con noi è il nostro Io. Allora, se è vero come è vero che l’amore va allenato, è con la conoscenza e il rispetto di ciò che siamo che possiamo integrare quotidianamente un atteggiamento di amore verso noi stessi e verso il mondo che ci circonda.

Preservare i pensieri che realizzano gli scopi della nostra vita

«Non possiamo  trasformare un pensiero negativo in positivo o comunque provare a positivizzarlo — chiarisce l’esperto. — I nostri pensieri sono conseguenza di stimoli che in ogni momento agiscono su di noi. Vi sono eventi che noi definiamo positivi o negativi ma di fatto ogni situazione che viviamo è neutra.  

È il nostro stato emozionale che la colora positivamente o negativamente, ma dobbiamo fare attenzione a distinguere il dolore e il piacere immediato di ciò che viviamo rispetto a un quadro più ampio e prospettico di ciò che quella situazione da noi interpretata di dolore o di piacere può generare nel percorso evolutivo della nostra vita. 

Una perdita può farci provare un dolore devastante nel momento in cui la stiamo vivendo, ma dipende da noi il significato che vogliamo (o possiamo) darle all’interno della nostra vita. Potrebbe essere qualcosa che ci spegne nell’immediato e che in futuro, per la forza accumulata, ci potrà far risplendere ancora con maggiore intensità. Dipende da noi.
Tutti i pensieri che passano nel nostro cervello, così come nella nostra anima, ci appartengono e anche nella loro negatività ci insegnano qualcosa.

L’obiettivo non è decidere a priori cosa tenere e cosa mollare ma, vivendolo, chiedersi ciò che è realmente utile per la nostra evoluzione perché questo è lo scopo della nostra vita: impiegare la nostra presenza su questo mondo per risultare, alla fine del percorso, migliori di quando siamo partiti».

Attivare un egoismo altruistico

«Avere la capacità di disperdere ciò che non ci è utile è un lavoro complicato, ma è la massima espressione di amor proprio che possiamo vivere — conclude Pigolotti.
Ciò non significa essere egoisti: provate a pensare se, dedicandovi a un’altra persona, foste molto selettivi. Questo vorrebbe dire donare la parte migliore di voi a chi se la merita.

Dovremmo quindi riuscire a mettere in atto un egoismo altruistico cioè ricercare la parte migliore di noi con il solo scopo di dedicarla al mondo che ci circonda.  Direi di sì, questo significa prendersi cura di noi stessi!».

Laura Cusmà Piccione

fonte: https://www.crescita-personale.it

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